Talvolta accadono cose a cui non si riesce a dare una spiegazione.

Ma quando ci si trova dinnanzi alla fine di una vita, l’accettazione è difficile, per quanto si possa essere centrati.
Il problema sostanziale è che questo concetto nella cultura occidentale non è mai stato realmente scandagliato. È un tabù che viene visto con angoscia e paura.
Non se ne parla mai e quando lo si fa è nelle occasioni di lutto. Anche noi stessi ci interroghiamo sul problema solo nel momento in cui ci si pone davanti agli occhi ed è forse per questo che l’accettazione è un passo alquanto complesso da affrontare.
Non ci è stato insegnato a morire, si pensa piuttosto ad aggrapparsi alla vita per quanto effimera e limitata sia in realtà .
Il dolore per una morte può lasciare profonde ferite soprattutto quando si è fin troppo legati al corpo, alla materialità della vita.
E anche nei casi in cui ci si sente più maturi spiritualmente, non è una fase semplice da superare.
Eppure ci sono state culture che nel passato hanno creato veri e proprio culti sulla morte.
Basti pensare agli Egizi e alle loro piramidi, un popolo dalle sfumature così affascinanti, era come se fossero a conoscenza di leggi che a noi sfuggono.
Forse per questo ritenevano la morte un rito di passaggio.
Forse sapevano che esisteva davvero una vita oltre.
Chi lo sa. È un segreto che resterà per sempre con loro, data la grande cripticità , probabilmente voluta, della loro scrittura e di tutto ciò che concerne la loro cultura.
Si sa fin troppo poco, o per meglio dire, a noi è dato sapere così poco.
Ma questa è un’altra storia.
In realtà , ragionando nel complesso sul concetto, è un po’ questo il senso delle religioni, parlare di un aldilà così da rendere il passaggio della morte meno difficile e doloroso. Proprio perché forse perdere il proprio involucro è considerato qualcosa di terribile.
Ed in effetti, per molti lo è.
Credo che accettare la morte sia una delle sfide più ardue che l’essere umano possa affrontare.
Siamo così inglobati in questa realtà da non vedere altro, si pensa che questa sia l’unica dimensione possibile.
Anche perché è l’unica che appare allo sguardo addormentato dell’uomo.
Ed è anche perché nel nostro mondo, così estremamente corporale, sentire e percepire con sensi ‘superiori’ è impedito dai condizionamenti con cui ci hanno indottrinati fin da bambini.
Nessuno ci ha mai guidato alla conoscenza delle nostre energie.
Eppure dentro di noi ne scorrono così tante, siamo ricchi di energia, ma non ne siamo assolutamente consapevoli.
È per questo che siamo così legati alla carnalità , al corpo fisico.
Dimenticando che non siamo solo quello, siamo anche altro.
Corpo astrale, mentale e causale.
Corpi sottili che è possibile afferrare solo andando oltre la superficie.
Alcuni sono molto complessi da percepire, perché si trovano ad una dimensione quasi inaccessibile all’individuo.
È possibile raggiungerli quando si abbandonano le pesantezze materiali, le realtà ‘virtuali’ che ci influenzano.
Ed il cammino è lungo e senza fine.
Per quando mi riguarda credo che il nostro corpo sia un involucro che racchiude e confina una materia sottile in continua espansione.
Ed è forse nel momento in cui moriamo che essa ha il potere di librarsi per continuare il suo viaggio e accedere a verità incomprensibili alla mente umana.
È quando abbandoniamo il corpo che la nostra anima ha la possibilità di riconnettersi al proprio centro esistenziale, quella parte del tutto che ci rende frammenti di un corpo più grande.