L’archetipo del Distruttore è inscritto nel nostro spirito benché la cultura e la società intera pretenda di essere impegnata nel promuovere la vita, il benessere, l’allegria e, in ultima analisi, ad evitare di prenderne consapevolezza.
Durante il Viaggio dell’Eroe ognuno di noi può anestetizzarsi contro l’esperienza della fine, ma presto o tardi arriva il momento in cui la perdita, la paura, il dolore ci porta un momento di iniziazione: può essere la scomparsa di qualcuno che ci è caro, la fine di un progetto, di un amore, l’incontro con l’ingiustizia o il tradimento ma vi è sempre un istante in cui dobbiamo fare i conti con un doloroso senso di impotenza.
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Il Distruttore e la metamorfosi
Si tratta dell’istante in cui siamo davanti alla coscienza della mortalità , dell’impermanenza.
E’ un colpo profondo tanto più quanto non solo il nostro ego è costretto a guardare il proprio limite umano, ma quanto più egli si trova in un contesto privo di senso.
L’archetipo del Distruttore è l’ombra dietro tutte le filosofie, le religioni, le ricerche metafisiche, l’arte, la poesia.Â
Si tratta di una esperienza iniziatica inevitabile: fa già abbastanza male sapere che morirai, ma sentire che la vita è priva di senso è insopportabile, così l’uomo da secoli cerca una risposta.
La soluzione non sta, infatti, nell’evitare di riconoscere la morte ma nel dare senso alla propria vita.
Possiamo avere o meno una fede in una vita oltre la vita, ma tutti dobbiamo confrontarci con la bellezza di quest’ultima, gli attaccamenti e la loro precarietà .
Thanatos è una forza potente quanto Eros e che come Eros non può essere negata.
Tutto ciò che neghiamo a livello cosciente, infatti, tende a possederci.
La società di oggi con i suoi mille rivoli e occasioni di evitamento, le sue violenze e ingiustizie ne è una testimonianza emblematica.
Non affrontare i modi in cui tutti abbiamo a che fare con la morte, sia che si tratti di fatti, consapevolezze o di comportamenti autodistruttivi, equivale solamente ad attaccarci all’innocenza cui anela il nostro Ego e negare il nostro Spirito.
Il riconoscimento che la realtà ultima non è ordinata e in potere dell’uomo è l’accesso al mistero, al sacro.
Non si tratta di una questione di fede, piuttosto di una metamorfosi, che apre al senso della vita come finalità .
A cosa serve la sofferenza? Forse ognuno di noi si è incarnato e sperimenta i misteri dell’amore, della nascita, della morte come iniziazione a un livello superiore d’essere, un’esperienza che offre all’inconscio l’opportunità di dare una forma particolare al divino, eppure il nostro ego rifiuterà sempre l’idea.
Il suo compito, infatti, è proteggere il bambino interiore, permettergli di crescere ed evolvere senza traumi, non certo farlo sentire in balia del fato; sapere che la nostra morte vive dentro di noi rappresenta la più potente esperienza d’Ombra.
Il Distruttore e i Tarocchi: L’arcano senza nome o Morte
Senza questa esperienza, tuttavia, non potremmo aprirci a potere risanante del sacro, dello spirito, della grazia.
Alcuni perdono l’opportunità di rinascita perché si irrigidiscono nell’amarezza.
E’, al contrario, importante sentire la nostra angoscia o la nostra rabbia dopo la sofferenza, distaccandosene per vedere la nuova realtà dall’altra parte.
Quasi tutte le religioni ci insegnano che Dio ha a cuore il nostro bene, alcuni credono che ciascuno di noi, a livello profondo, scelga ogni cosa che gli accade avvedutamente per il proprio sviluppo.
Entrambe le convinzioni aiutano l’Ego ad allentare la presa, a vedere che c’è all’opera una forza benevola che sistema tutto.
Questa fede ci permette di sperimentare un mistero la cui virtù è certamente quella dell’umiltà .
Il Distruttore ci rende umili non solo perché ognuno di noi è impotente davanti a lui, ma anche perché non siamo in grado di evitare una volta o l’altra di essere distruttivi nei confronti di altri o noi stessi.
James Hillman vede i momenti in cui tradiamo o feriamo gli altri come momenti di auto-tradimento, così nel confronto con i propri limiti abbiamo l’opportunità di riconoscere e assumerci le nostre responsabilità .
L’archetipo del Distruttore è forse il più grande agente di evoluzione interiore.
Curiosamente, infatti, il grado di visione o di grazia che riceviamo sembra in relazione a quanto vuoti siamo diventati: le storie di sacrificio delle grandi figure religiose e perfino i miti antichi come quello di Dioniso o Osiride ci liberano dall’attaccamento.
Il Distruttore e la Morte
Nei Tarocchi l’archetipo del Distruttore si incarna nell’arcano XIII, l’arcano senza nome la cui iconografia è facilmente riconoscibile.
Come nell’esistenza di ognuno di noi, la sua figura, è solo in parte terrificante.
La morte prende il volto di un alleato nel momento in cui riconosciamo la necessità di rinunciare alle cose senza rifiutare il dolore.
Può anche diventare un consigliere prezioso davanti alle più importanti decisioni, sostenendoci nel focalizzarci sulle vere priorità della nostra vita.
Il Distruttore è il nostro agente il trasformatore, colui che ci svela la nostra essenza e senza il quale è impossibile ogni evoluzione.
Egli ci aiuta a fare pulizia dentro di noi: rompere rapporti negativi, sbarazzarci di modi di pensare obsoleti, innescare cambiamenti per il nostro bene.
La realtà è che il potere del nostro Eroe interiore è tanto creativo quanto distruttivo.
Molti evitano di mettere in atto questo potere per paura, finché ce ne sentiamo privi non dobbiamo essere responsabili di far del male a nessuno tranne a noi stessi: anche essere buoni e socialmente accettabili ci può tagliare fuori dal sacro.
La carta della Morte ci ricorda questa verità .
Il Distruttore ci invita a discendere nelle nostre profondità per accettare la nostra totalità .
Come scrive la Pearson: “Accedere ai misteri conduce alla morte. Ma se siamo fortunati, porta anche all’amore, tanto umano che divino; e attraverso quest’esperienza dà la nascita del Sé”.
NB. Se ti interessa conoscere anche la visione moderna, Junghiana e psicologica dei Tarocchi ti propongo il mio studio: La Psicologia dei Tarocchi. Libro e Arcani

