Come produciamo le emozioni: i tre cervelli

C

Come vengono prodotte le emozioni? Parlando delle emozioni primarie, abbiamo visto come esse abbiano una funzione adattiva; siano, cioè, risposte biologicamente determinate ad eventi e situazioni importanti.

Tali risposte sono alla base della nostra sopravvivenza, delle nostre relazioni sociali, e, in ultima analisi, della nostra felicità poichè servono a:

  • preparare il corpo all’azione e a fronteggiare la situazione;
  • segnalare agli altri il proprio stato e le proprie intenzioni;
  • regolare la comunicazione e gli scambi interattivi con gli altri.

Nelle emozioni partecipano componenti fisiologiche e cognitive che comportano cambiamenti interni (circolazione, respirazione, differenti stati ormonali) ed esterni (postura, tono di voce, espressioni facciali) costituendo un tessuto  complesso.

Questa parte intima e peculiare di noi si è, infatti, evoluta nel corso di milioni di anni e risponde  a meccanismi antichi.

La  localizzazione neurologica degli stati emotivi è ancora oggi oggetto di ricerca, benchè le neuroscienze contemporanee abbiano mappato molti meccanismi neuro-fisiologici che riguardano come ci emozioniamo.

Tecniche come il neuroimaging hanno permesso di esplorare i processi in base ai quali il cervello sviluppa un’emozione.

I neuroradiologi usano sofisticati apparecchi di radiologia diagnostica o medicina nucleare sfruttando l’attività elettrica di aree specifiche del cervello:

  • per identificare anomalie e malattie del sistema nervoso o lesioni metaboliche
  • per la ricerca psicologica dei meccanismi cognitivi ed emozionali.

Si può dire, dunque, che, almeno riguardo al come, l’esplorazione scientifica stia facendo enormi passi in avanti.

Vediamo in sintesi come funzioniamo.

I tre cervelli di Paul MacLean

La tesi che  risponde in maniera più semplice all’origine delle nostre reazioni emozionali, facendo chiarezza sui criteri alla base del nostro mondo emotivo,  è  la teoria dei tre cervelli di Paul MacLean.

Secondo lo scienziato statunitense il cervello umano  si è evoluto in 3 fasi:

  • cervello antico o rettile detto anche rettiliano, posizionato nel tronco dell’encefalo;
  • cervello intermedio o sistema limbico, detto anche cervello mammifero;
  • cervello dell’homo Sapiens o neurocorteccia, detto anche cervello nuovo.
La teoria dei tre cercelli
Teoria dei tre cervelli

 

Vediamoli uno a uno.

Il grezzo coccodrillo rettiliano (non so cosa mi sia successo quando le ho sparato)

coccodrillo

Questa parte del cervello è chiamata rettiliana perchè l’abbiamo in comune con i coccodrilli, le lucertole e i rettili in genere.

Comprende il midollo spinale, il tronco encefalico, il diencefalo e i nuclei di base; è quella parte del cervello responsabile dei nostri riflessi essenziali: deglutizione, battito cardiaco, sistemi di localizzazione visiva etc.

E’ responsabile anche delle nostre reazioni primitive ed è per questo che possiamo capire la rabbia di Otello.

La sua reazione è velocissima; si intuisce da sè come sia importante che entri in gioco prima di ogni ragionamento quando un camion sbuca all’improvviso da un incrocio permettendendoci di evitarlo; di contro molti individui che scontano pene nelle carceri, ci sono capitati per la loro incapacità nell’evolversi oltre la psicologia del coccodrillo.

Quello che ci insegnano le neuroscienze, infatti, è di importanza cruciale: noi non possiamo controllare il nostro cervello, possiamo soltanto entrarci in relazione.

Relazionarsi con gli impulsi

Per entrare in relazione con il coccodrillo (l’impulso riflesso del cervello) significa che dobbiamo, come prima cosa, riconoscere l’impulso.

Soltanto dopo possiamo usare le funzioni superiori per evitare di metterlo in atto.

Questo processo è chiamato auto-controllo o auto-regolazione dell’affetto.

Normalmente, noi impariamo l’auto-regolazione affettiva durante l’infanzia, quando la mamma insiste affinchè pensiamo prima di agire.

Entrando in relazione cambiamo la nostra risposta neuronale.

Le nostre parti rettili sono assolutamente ben funzionati e incontrollabili per tutta la vita,  fanno il loro reattivo lavoro, ma una volta che abbiamo acquistito una relazione con loro, siamo in grado di utilizzare altre funzioni che, non a caso, si chiamano superiori.

Il nostro  coccodrillo è la parte neuronale più veloce perchè è deputato ad affontare le minacce.

E’ lui che provoca la reazione di trasalimento se ci troviamo davanti a una vipera velenosa o se un bambino ci attraversa improvvisamente la strada mentre siamo alla guida.

Reagisce con lo stesso riflesso di un ranocchio che acchiappa una mosca, ma è privo di tonalità di sentimento.

Combattimento e fuga

Il coccodrillo può scegliere, infatti, solo tra due risposte istintive: combattimento e fuga.

Un coccodrillo morde se il nemico è mangiabile, fugge se il nemico è troppo grosso.

Nessun coccodrillo, invece, si dispera se gli trasformano i coccodrillini in borsette.

Una coccodrilla continuerà semplicemente ad appostarsi nell’acqua in attesa di una antilope distratta.

Davanti a qualunque spavento o dolore improvviso, il cervello rettiliano è il primo a entrare in gioco.

Il suo è un riflesso primitivo necessario alla sopravvivenza, molto più veloce della paura perchè quest’ultima è una emozione e appartiene al cervello limbico.

Il gracile cucciolo del cervello limbico. (Il cervello mammifero)

Al contrario dei riflessi che non possono essere modificati, la parte limbica del nostro cervello è così malleabile da rispondere a una evoluzione e a un lavoro interiore… meno male perchè stiamo parlando proprio di quella parte che potremmo anche chiamare cervello emotivo.

Essa è composta dall’ippocampo, dall’amigdala, dall’ipotalamo e dalle strutture preventicolari.

E’ qui che se ne stanno, inoltre, i famosi neuroni specchio che ci consentono di sviluppare empatia e relazione.

L’intero cervello limbico è responsabile delle nostre emozioni e di tutto un repertorio di reazioni che sono fondamentalmente mammifere.

Attaccamanto e abbandono

La capacità di attaccamento ha sede nel cervello limbico  ed è propria dei mammiferi, Questa è anche una delle ragioni per cui troviamo affinità  nei nostri animali domestici.

Le neuroscenze ci insegnano che le reazioni fisiologiche di dolore, gioia o empatia sono neurologicamente simili e  che le manifestazioni di sofferenza emotiva avvengono in quelle specie che hanno sviluppato il cervello limbico.

Un salmone preso nella rete non invia segnali di aiuto alla sua mamma perchè non ha il cervello limbico, mentre il micino miagola per attirare l’attenzione della gatta che certamente risponderà.

Naturalmente la natura della neurologia umana è più complessa di quella dei nostri amici a quattro zampe.

Dobbiamo all’amigdala la conservazione delle memorie traumatiche primordiali, e, aldilà dei segreti neurologici, tutti sperimentiamo una fase abbandonica nella nostra crescita che segna le reazioni emotive apparentemente irrazionali della nostra vita adulta.

Dolore emotivo e deterioramento cognitivo.

Ciò che mi preme, inoltre, sottolineare è che è normale che il dolore emotivo o una intensa gioia causino un deterioramento cognitivo.

Le componenti biologiche della nostra parte cucciolosa sono intense; davanti a una perdita, per esempio, il cervello limbico scatenerà tutta una serie di reazioni chimiche che provocheranno sudorazione, trasalimento, stordimento, eccitamento… e tante altre reazioni fisico-emotive.

In definitiva, se la persona di cui siamo perdutamente innamorati ci lascia, è normale perdere la propria capacità di concentrazione e per un po’ di tempo essere meno efficienti sul lavoro.

Ognuno di noi ha perfettamente ragione a mal sopportare gli assurdi “cerca di andare avanti” di parenti e amici nei momenti di dolore della vita.

Dal momento che siamo mammiferi, davanti ad un abbandono significativo, non possiamo evitare l’impulso di ululare, gridare, supplicare, esprimere il dolore anche se per ognuno di noi tutto questo può assumere  una forma espressiva diversa.

La buona notizia è che esiste la regolazione limbica : un processo per cui la struttura bio-chimica del nostro corpo torna in equilibrio.

Il cucciolo smarrito che risiede nel cervello emotivo ha bisogno di tempo per essere rassicurato che il piacere è ancora possibile e  scoprire come funziona il tuo sè adulto.

L’uomo sapiente della neurocorteccia

Eccoci, dunque, alla parte più Sapiens del nostro cervello.   L’ultima in termini evolutivi: la neurocorteccia.

E’ quella parte di noi che ci consente di entrare in relazione con il coccodrillo e il cucciolo, non per ripararli o controllarli (non è possibile) quanto piuttosto per comprenderli ed educarli.

Lo sviluppo neurocorticale ci ha dato l’uso del linguaggio, della scrittura, la capacità del pensiero operativo e logico.

Ci ha dato anche quelle abilità che sono responsabili delle attività artistiche, perchè noi umani abbiamo bisogno di simbolizzare, metaforizzare e inventare storie.

La corteccia umana è proporzionalmente il doppio di quella di qualunque altro mammifero e ha abilità che sono uniche.

Compartecipa alla vita emozionale alla stessa stregua delle altre parti di noi.

L’amore del cucciolo e l’affetto simbiotico con la madre sono belli e necessari ma non sono la piena espressione della capacità umana di amare, come il disturbo della regolazione limbica non è la piena espressione del crepacuore.

La neurocorteccia non ci protegge, infatti, dalle false dimostrazioni, dalle convinzioni distruttive, da un linguaggio che inganna.

In altre parole, anche se abbiamo la capacità di essere saggi non è detto che siamo sempre all’altezza del compito.

Tuttavia la neurocorteccia è plastica e attiva e non cessa di poter imparare per tutta la vita.

Compartecipa ai momenti emozionali con il cucciolo e il coccodrillo,  offrendoci un vantaggio, quello di essere in grado di ottenere un sapere profondo, un senso della realtà e delle emozioni che proviamo e spingendoci a un livello successivo della nostra evoluzione.

About the author

Laura Valli

Laura Valli, è affascinata dalla ricerca psico-simbolica fin dai tempi del liceo classico, ha scritto due libri traducendo le immagini dei tarocchi in archetipi junghiani. Il suo intento iniziale era sottrarre queste figure alla dimensione mantica, ma la ricerca l’ha portata a scoprire molto di più: se gli Arcani Maggiori ripercorrono il 'viaggio dell’eroe' secondo i canoni della psicologia archetipica, i Minori si sono rivelati veri e propri ritmi del Sé e sfaccettature della personalità.

In questa visione, il mazzo di tarocchi si trasforma in un raffinato strumento di auto-aiuto. Oggi Laura mette questa ricerca a disposizione degli altri attraverso corsi di formazione specialistici e sessioni di counseling individuale, offrendo percorsi in cui il simbolo diventa una chiave per la comprensione profonda della propria identità.

Oggi svolge professione di counseling ad indirizzo analitico transazionale, è formatore qualificato ASPIN, e ricercatrice e saggista per Anima Edizioni.

Add Comment

By Laura Valli

Sull’autore

Laura Valli, è affascinata dalla ricerca psico-simbolica fin dai tempi del liceo classico, ha scritto due libri traducendo le immagini dei tarocchi in archetipi junghiani. Il suo intento iniziale era sottrarre queste figure alla dimensione mantica, ma la ricerca l’ha portata a scoprire molto di più: se gli Arcani Maggiori ripercorrono il 'viaggio dell’eroe' secondo i canoni della psicologia archetipica, i Minori si sono rivelati veri e propri ritmi del Sé e sfaccettature della personalità.

In questa visione, il mazzo di tarocchi si trasforma in un raffinato strumento di auto-aiuto. Oggi Laura mette questa ricerca a disposizione degli altri attraverso corsi di formazione specialistici e sessioni di counseling individuale, offrendo percorsi in cui il simbolo diventa una chiave per la comprensione profonda della propria identità.

Oggi svolge professione di counseling ad indirizzo analitico transazionale, è formatore qualificato ASPIN, e ricercatrice e saggista per Anima Edizioni.

Puoi trovarmi su