Per imparare l’alfabeto delle emozioni occorre partire dalle sette primarie: gioia, paura, tristezza, rabbia, sorpresa, disgusto, disprezzo.
Il panorama degli stati affettivi comprende, in realtà, anche una varietà di emozioni miste, cioè stati emotivi che sono sommatoria di emozioni primarie, come la delusione che unisce la sorpresa alla tristezza, o la frustrazione, che somma alla tristezza la rabbia.
Esistono, inoltre, emozioni secondarie, come la vergogna e la colpa, che derivano dall’interazione sociale e dal giudizio, ed infine, gli stati senso-motori, come il senso di vuoto, di debolezza, di forza o di pienezza.
L’ABC dell’emozione necessita, tuttavia, di una mappa per forza di cose semplificata.
Indubbiamente le emozioni primarie sono anche state le meglio indagate dalla psicologia; fu Paul Ekman a compiere agli inizi degli anni ’60 le prime ricerche, scoprendo come esse siano dotate di specifici correlati di espressione nei 5 canali di comunicazione: il volto, il corpo, la voce, lo stile verbale e, da ultimo, il contenuto verbale.
Un libro interessante se volete approfondire l’argomento, è quello scritto da questo studioso insieme a W. Friesen, edito da Giunti, che potete trovare a questo link: Giù la maschera.
Le emozioni primarie esprimono, infatti, le leggi biologiche universali, trasmesse con l’evoluzione e utili per l’adattamento.
Indice dei contenuti
Emozioni e Corpo
Per ciascuno di noi è molto importante sentire nel corpo le emozioni, percepire le sensazioni fisiche associate.
Questo ci aiuta a entrare in contatto con noi stessi e ad accresce la nostra intelligenza emotiva.
In generale, il sorgere di queste emozioni viene spesso percepito come un’ondata di energia più o meno delicata, che va dal centro del corpo, verso l’estremità, generando una tendenza all’azione che può produrre un senso di sollievo e soddisfazione, o condurre alla reazione ad un evento, e alla possibile risoluzione di un problema.
Saper riconoscere le espressioni facciali delle emozioni è determinante per accrescere le capacità empatiche; oltretutto quando non si prova a produrre sul proprio volto la mimica di una emozione, ci si accorge che assumere quell’espressione induce anche a provare l’emozione corrispondente.
In questo modo si può ottenere anche un modellamento dell’umore a partire dal corpo; quindi, per coloro i quali amassero sperimentare, un interessante esercizio è quello di mettersi davanti a uno specchio e provare a riprodurre le espressioni facciali delle emozioni primarie.
La relazione tra emozioni e corpo, infatti, è bidirezionale: potete provare a indurre un cambiamento del vostro umore riproducendo più volte l’espressione della gioia o trarre forza dal riprodurre l’espressione della rabbia.
Diversi studi psicologici hanno, infatti, dimostrato che sorridendo, assumendo una postura eretta, usando un linguaggio verbale allegro, si attivano pattern neurofisiologici specifici che contribuiscono a generare, in questo caso, la gioia.
È sempre bene stare in guardia, tuttavia, dal cercare di assumere in modo stereotipato un atteggiamento positivo.
Qui si nasconde, infatti, il pericolo di ignorare in modo deliberato le informazioni che ciascuna emozione ci dà rispetto all’ambiente circostante, attivando una insidiosa negazione della realtà.
Tutte le emozioni sono utili e significative, diventano problematiche quando vengono represse o bloccate o quando perdono la loro caratteristica di flusso, di onda che sale e scende e si cristallizzano in uno stato rigido.
Di norma, le emozioni con cui siamo meno a nostro agio sono la rabbia e la tristezza.
La rabbia perché è socialmente meno accettabile, la tristezza perché è collegata alla vulnerabilità.
Già comprendere con quali emozione siamo più a disagio può darci importanti informazioni su di noi.
Alcune persone si sentono a disagio con tutte le emozioni in generale, altre solo con alcune.
Esistono individui a disagio anche con la gioia, che si imbarazzano di fronte a un complimento e si vergognano di un successo.
Ci sono emozioni che vengono volutamente utilizzate per coprirne altre, come la sorpresa per nascondere la rabbia.
Anche il disprezzo può essere usato per celare e gestire la rabbia con effetti rovinosi per le relazioni, perché nulla ferisce di più dell’essere disprezzati o umiliati.
Emozioni primarie: trigger e funzione
Ciò che è molto importante apprendere e che ogni emozione è determinata da uno stimolo chiamato trigger.
Ognuna delle sette emozioni risponde cioè a un trigger specifico con una specifica funzione.
Conoscere il trigger e la funzione adattiva dell’emozione permette di comprendere meglio quello che si sta vivendo, ed esplorare i propri vissuti è sempre una buona mappa per la coscienza.
Le sette emozioni primarie
Vediamo ora le sette emozioni principali e i loro trigger in modo da essere sempre più consapevoli di noi stessi.
1. Tristezza:
Trigger: il trigger della tristezza è la perdita reale o immaginaria di qualcosa di importante.
L’emozione è caratterizzata dalla caduta del morale e da una significativa riduzione del livello di attività cognitiva e comportamentale.
Funzione: ottenere accudimento e protezione, in una situazione in cui la persona si sente impotente o incapace di agire direttamente per risolvere il problema.
Per questo, la tristezza abbassa il livello di attività, con l’obiettivo di risparmiare risorse per evitare sforzi inutili.
A differenza di quanto si possa pensare, la tristezza agisce in modo autoprotettivo, focalizzando l’attenzione su sé stessi, anziché sullo stimolo doloroso, e avvia la ricerca di un supporto sociale.
Domande per esplorare la tristezza: Chi o cosa stai perdendo? Che cosa devi lasciare?
2. Rabbia:
Trigger: il trigger è l’interferenza rispetto ai propri obiettivi o desideri, quando una persona è soggetta a situazioni che provocano avversione.
E’ un sentimento spiacevole di tensione che spinge ad agire.
A livello fisiologico, si accompagna a una attivazione del tono muscolare e all’ampiezza respiratoria con un incremento dell’attività cardiaca, collegati a un aumento della adrenalina nel sangue e ad una accresciuta tensione.
Funzione: autoproteggersi e superare l’ostacolo per il raggiungimento dell’obiettivo, trovando le risorse per affrontare una situazione frustrante.
Domande per esplorare la rabbia: Che cosa vuoi ottenere? Chi o cosa ti ostacola?
3. Sorpresa:

L’emozione appare quando entra in campo uno stimolo che la persona non si aspetta nelle sue previsioni o nei suoi schemi.
L’esperienza che l’accompagna è una sensazione di incertezza associata a uno stato nel quale la persona si sente la mente vuota.
Il tono muscolare aumenta così come l’ampiezza della respirazione. Oltre a ciò, si rileva un tono di voce più alto.
Funzione: predisporsi allo stimolo nuovo, svuotare la memoria di lavoro da qualsiasi attività residua al fine di far fronte all’inaspettato.
Tale stato, quindi, attiva processi come il comportamento di esplorazione e curiosità.
Questa emozione è spesso seguita da un’altra emozione, che dipenderà dalla qualità dell’evento inatteso, mostrando così la sua piacevolezza o spiacevolezza.
Domande per esplorare la sorpresa: cosa ti aspetti? cosa ti ha colpito?
4. Disgusto:

È caratterizzato da una sensazione di repulsione o di evitamento di fronte alla possibilità, reale o immaginaria, di ingerire una sostanza dannosa, dalle proprietà contaminanti.
La sensazione soggettiva è una grave insoddisfazione e una spiccata avversione allo stimolo responsabile.
Gli effetti fisiologici sono la comparsa di vari disturbi gastrointestinali accompagnati da nausea.
Il cuore batte più forte e si è riscontrata una maggiore ricettività della pelle unita a una tensione muscolare.
Nel tempo questa emozione ha assunto anche un carattere sociale, con il rifiuto di stimoli sociali tossici o di esperienze repellenti.
Domande per esplorare il disgusto: Che cosa ti offende? Come ti proteggi?
5. Paura:

La paura è uno stato emotivo negativo avversativo, con un’attivazione molto elevata che incoraggia l’evitamento e la fuga da situazioni pericolose.
L’esperienza di questa emozione è una sensazione di grande tensione, legata a una preoccupazione per la propria sicurezza.
Le conseguenze fisiologiche ci mostrano un rapido aumento dell’attivazione del corpo nella preparazione alla fuga. L’attività cardiaca accelera, così come quella respiratoria; la respirazione diviene superficiale, irregolare.
La paura è un’eredità evolutiva, con una evidente valore di sopravvivenza.
Funzione: questa emozione è utile per preparare il nostro corpo a produrre comportamenti di fuga o di confronto, rispetto a uno stimolo potenzialmente pericoloso.
Essa facilita l’apprendimento di nuove risposte che mantengono la persona lontana dal pericolo.
Domande per esplorare la paura: Chi o che cosa ti minaccia? In che modo ti danneggia?
6. Disprezzo:

Spesso questa emozione è una risposta difensiva alla rabbia.
Funzione: autoproteggersi e mantenere predominio e superiorità.
Espressioni di disprezzo sono presenti anche nella mimica animale del capobranco, che le utilizza per mantenere la superiorità ed esercitare il controllo.
Domande per esplorare il disprezzo: Tu che cosa avresti fatto? Quale valore viene minato?
7. Gioia:

Si manifesta in risposta al raggiungimento di un obiettivo personale o all’alleviamento di uno stato di malessere.
A livello fisiologico stiamo affrontando un aumento della frequenza cardiaca e un più alto tasso di respirazione. Inoltre, la chimica del cervello rilascia più endorfine e dopamina.
Funzione: la gioia potrebbe, in apparenza, non assolvere alcuna funzione per la nostra sopravvivenza, al di là del semplice riflesso del nostro stato interiore.
In realtà la gioia è uno dei meccanismi che il corpo utilizza per incoraggiare l’azione e la relazione, le dinamiche di affiliazione e tutti i comportamenti sociali.
Inoltre, serve come ricompensa per la condotta benefica di ciascuno.
Quando eseguiamo un’azione che soddisfa un desiderio o ci permette di raggiungere un obiettivo, la gioia appare, e grazie a ciò il comportamento sarà ripetuto per dare la possibilità di rivivere questa sensazione di piacere.
Questo potrebbe essere il rinforzo più naturale che abbiamo.
Domande per esplorare la gioia: che cosa ti fa stare bene? Che cosa senti piacevole?

La forza delle emozioni, quando possono essere vissute liberamente, ha in sé un naturale potenziale di guarigione.
Stare con un’emozione senza agirla e senza reprimerla, è uno dei principali consigli terapeutici di ogni scuola psicologico-emozionale, immaginando eventualmente l’azione a cui condurrebbe… sentirla senza attuarla, lasciandole cantare la sua musica; questo è un atto alchemico e liberatorio.
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