La corrispondenza tra Tarocchi, lettere dell’alfabeto ebraico e Albero della Vita, basi della scienza della Kabbalah, fu notata per la prima volta nel XIX sec. da Alphonse-Louis Constant alias Eliphas Levi, forse uno dei più conosciuti esoteristi della storia.
Indice dei contenuti
- 1. Tarocchi: le origini della Kabbalah
- 2. Tarocchi & Kabbalah: interpretazioni diverse
- 3. Cos’è e come è fatto l’Albero della Vita
- 4. Arcani Maggiori corrispondenze e significati con alfabeto ebraico e sentieri dell’Albero della Vita.
- 4.1. Il Mago – Sentiero 11- lettera Aleph
- 4.2. La Papessa- Sentiero 12 – lettera Beth
- 4.3. L’Imperatrice – Sentiero 13 – lettera Ghimel
- 4.4. L’Imperatore – Sentiero 14 – lettera Daleth
- 4.5. Il Papa – Sentiero 15 – lettera Hehe
- 4.6. Gli Amanti – Sentiero 16 – lettera Vau
- 4.7. Il Carro – Sentiero 17 – lettera Zayin
- 4.8. La Giustizia – Sentiero 18 – lettera Heith
- 4.9. L’Eremita- Sentiero 19- lettera Theith
- 4.10. La Ruota della Fortuna- Sentiero 20- lettera Yod
- 4.11. La Forza – Sentiero 21 – Lettera Kaf
- 4.12. L’Appeso – Sentiero 22 – lettera Lamed
- 4.13. La Morte – Sentiero 23 – lettera Mem
- 4.14. La Temperanza – sentiero 24 – lettera Nun
- 4.15. Il Diavolo – sentiero 25 – lettera Samekh
- 4.16. La Torre – sentiero 26 – lettera Ayin
- 4.17. Le Stelle – sentiero 27 – lettera Phe
- 4.18. La Luna – sentiero 28 – lettera Tsade
- 4.19. Il Sole – sentiero 29 – lettera Quf
- 4.20. Il Giudizio – sentiero 30 – lettera Reish
- 4.21. Il Matto – sentiero 31 – lettera Shin
- 4.22. Il Mondo – sentiero 32 – lettera Tav
Tarocchi: le origini della Kabbalah
Prima di allora, l’origine dei tarocchi era stata fatta fantasticamente risalire a un misterioso libro egizio, il libro di Thot, (Cfr. Tarocchi esoterici: storia, maestri e mazzi) ipotesi che diede vita a numerosi mazzi su questo tema.

Nella suo Dogme et Rituel de l’Haut Magie, Eliphas pone, invece, l’attenzione su un particolare che non poteva sfuggire ad un ecclesiastico e fine qabbalista e che rimarrà un punto di riferimento per le interpretazioni successive rispetto alle connessioni tra mazzi di tarocchi e l’esoterismo ebraico: le lettere dell’alfabeto ebraico sono 22, come le lame degli Arcani Maggiori.
Una corrispondenza puntuale attraverso cui era agevole collegare le figure delle carte, oltre che alle lettere dell’alfabeto ebraico, ai sentieri dell’Albero della Vita, fondamento della dottrina qabbalistica.
Questo particolare permise, infatti, a Levi di riformulare le ipotesi sull’origine egizia dei Tarocchi, sostenendo che, quando l’Arca di Salomone fu perduta e il Tempio di Gerusalemme distrutto, i segreti della Kabbalah fossero stati tracciati prima sull’avorio, poi sulla pergamena e infine, sulle 22 carte dei Tarocchi.
Anche questa affermazione non ha alcuna verità storica ma diede inizio a una integrazione degli arcani con il complesso mondo dell’esoterismo ebraico.
Levi non portò mai a termine la realizzazione di un proprio mazzo eppure i suoi studi saranno fonte di accese discussioni successive che vedranno contrapporsi scuole e maestri per l’assegnazione più corretta delle lamine.
Tarocchi & Kabbalah: interpretazioni diverse
Esattamente come per i segni zodiacali (Cfr. Tarocchi e segni zodiacali: le corrispondenze), le diverse personalità iniziatiche si daranno battaglia per attribuire questo o quell’arcano a questa o quella emanazione dell’Albero, così che oggi è possibile trovare sul web interpretazioni differenti.
Le più diffuse sono essenzialmente tre:
- l’interpretazione delle corrispondenze tra Kabbalah e Tarocchi formulata da Levi e dalla scuola francese
- l’interpretazione degli esoteristi della scuola inglese della Golden Dawn
- Infine, l’interpretazione di Alister Crowley, che lascerà la massoneria inglese ingaggiando discussioni di stampo iniziatico.
In questo contesto scegliamo di seguire l’interpretazione originaria francese, con l’unica motivazione che ha una numerazione più intuitiva e conosciuta al lettore.
La Golden Dawn, infatti, inverte numericamente gli arcani Giustizia e Forza, facendo partire la collocazione delle lamine sui sentieri dell’Albero dal tarocco del Matto.


Cos’è e come è fatto l’Albero della Vita
Nella Kabbalh l’Albero della Vita è una raffigurazione mistica della cosmogonia, cioè un simbolo che racchiude la dottrina con cui viene fornita la spiegazione delle origini dell’universo e di tutto creato.
Dio unico e onnipotente emana dal vuoto 10 energie o potenze creatrici chiamate Sephiroh, che, attraverso una progressiva discesa verso il basso, danno forma tanto al macrocosmo quando al microcosmo umano.
Queste energie sono collegate tra loro da 22 canali di connessione chiamati sentieri, associati ciascuno a una lettera dell’alfabeto ebraico.
In pratica, l’Albero disegnato intorno al XII sec. dai primi esoteristi ebrei, raccoglie, descritte e spiegate, le “funzionalità” dell’esistente tutto, sia visibile che invisibile.
Questo insieme simbolico, in quanto ponte di unione, oltre che di similitudine, tra umano e divino, permetterà alla scienza ermetica di teorizzare che l’uomo funzioni esattamente come tutto l’universo e viceversa.
L’esoterismo utilizzerà il complesso della Kabbalah per comprendere e affinare il processo creativo insito nell’atto magico, cercando costantemente analogie che sostengano le invocazioni alla potenza creatrice.
Da questi studi nasceranno numerosi parallelismi con altre discipline iniziatiche come l’astrologia e, appunto, i tarocchi.
Chiariamoci, ora, quali sono le 10 Saphiroh divine.
Il Significato delle 10 Sephiroh
1. Keter
Dall’Infinito “Altro”, l’inconoscibile Uno, procede la prima “qualità” divina e umana, la prima Sefirah: Kether, la Sua Corona.
L’Uno invisibile (e impossibile) lascia il posto al “primo” UNO, punto iniziale del Tutto.
Come una sorgente prodigiosa l’Uno, infatti, si fa molteplice, emanando la propria volontà-pensiero, agente e insieme creante (Corona) in tutte le direzioni.
L’emanazione del primo “soffio” è legato alla lettera Aleph, che espande con sé lo spazio.
2. Hokhmah
L’Uno trova il DUE, la prima “distanza” da sé, nella lettera Beth, la lettera con cui si dà inizio al Genesi, ma anche nutrice della seconda Sefirah: Hokhmah, la Sua Saggezza.
3. Binah
La “qualità” divina è profonda, acuta e intrusiva, come un raggio infinito, individua, vede e conosce, finché si riconosce nel primo specchio della terza Sefirah: Binah, l’Intelligenza divina.
4. Hesed
Il Sacro Respiro continua e così individua, creandola, la quarta Sefirah: Hesed, l’Amore divino, la Sua Grazia, la Sua Benevolenza.
5. Ghevurah
Immediatamente dopo aver assunto la pienezza del bene, il Respiro, per poter ancora emanarsi, deve “rompere” tale perfezione relativa, rintracciando il valore sottrattivo, eliminatore, della quinta Sefirah: Ghevurah, la Severità divina, il Suo Rigore.
Per i qabbalisti è in questa Sefirah, che rappresenta il valore CINQUE, il “quinto elemento”, la potenzialità della vita, nonchè la “qualità” nella quale si assiste alla nascita di una specie di “radice” del Male: un male relativo, necessario alla liberazione e al distacco.
6. Tiph’eret
Dentro questo distacco, nel contesto della dualità, nasce l’Uomo.
SEI è il numero dell’Uomo, l’immagine della Stella di Davide, e risiede nella sesta Sefirah: Tiph’eret, la Bellezza divina, la Misericordia.
Questo è il punto centrale dell’Albero, dove si attua il mistero del Libero Arbitrio.
In questo punto il Flusso divino “rallenta” fino a diventare unione tra macro e micro Cosmo.
7. Netzach
Dopo aver sperimentato la bellezza dell’equilibrio armonico, il flusso del Respiro continua, fino alla settima Sefirah: Netzach, la Vittoria divina, la Sua Forza, la Sua Fermezza.
Il SETTE si conforma come domicilio dell’immaginazione, della fantasia e dell’intuizione creativa.
8. Hod
Per riequilibrare i due “lati” dell’Albero che si sta costituendo, a questa Sefirah vivace e attiva viene contrapposta una Sefirah deduttiva e formativa che “contiene” gli assunti e li qualifica.
Abbiamo così l’ottava Sefirah:Hod, lo Splendore divino, la Sua Maestà.
Nel numero OTTO troviamo la capacità di comprendere, l’inizio del pensiero logico-razionale, l’osservazione, la deduzione, l’analisi e la sintesi.
9. Yesod
Il flusso rallenta ancora, facendosi sempre più “denso”, avvicinandosi alla nona Sefirah: Yesod, Il Fondamento.
Tale processo si fa sempre più evidente e con questa “qualità” si viene a formare la “radice” costitutiva: il numero NOVE, numero dell’universo fisico, tangibile.
10. Malkuth
Con l’ultima Sefirah, la decima: Malkuth, il Regno Divino, il Suo Atarah, il Suo Diadema, abbiamo il numero DIECI, la completezza raggiunta, il domicilio “terrestre” della Shekhinah, il punto massimo di emanazione relativa, la qualità più densa, talmente densa che, nel mito, a causa del peccato di Adamo ed Eva, si assiste a una”caduta” di questa Sefirah rispetto al resto dell’Albero della Vita.
La Sefirah Malkuth, infatti, a differenza delle altre Sefiroth, che sembrano comunicare tra loro grazie alla presenza di canali di connessione, risulta essere unita al resto dell’Albero della Vita solo da un unico “canale stretto” che la collega a Yesod.
Arcani Maggiori corrispondenze e significati con alfabeto ebraico e sentieri dell’Albero della Vita.
Secondo la Kabbalah, dunque, l’Universo, in un certo senso, “respira” in sincrono con il Respiro di Dio.
Ciò comporta che anche noi respiriamo, non solo aria; infatti ogni esperienza che la vita ci porta ad affrontare, a ben vedere, è uno scambio, un confronto, un “respiro”.
Lettere ebraiche, sentieri e tarocchi narrano questa continua emanazione, ognuna portando in sè un senso, una qualità del creato e della creatura.
Analizziamone il significato.
Il Mago – Sentiero 11- lettera Aleph

Keter viene immaginata come una luce divina che circonda la testa dell’arcano, gettando un faro di comprensione nel magma degli inizi; Aleph, del resto significa mandria, e per analogia insieme confuso.
La qualità trascendente del sentiero allude all’essenza ultima dell’individuo, al suo riferimento interiore e indistruttibile, alla sua relazione con l’infinito.
L’Essere è di natura incommensurabile rispetto all’Esistere: ogni concreto esistere è una riduzione dell’Essere entro una dimensione empirica.
Keter, infatti, non è propriamente l’Essere Assoluto ma la sua prima emanazione: il Bagatto rappresenta, per osmosi, tutto ciò che dell’Assoluto l’uomo può immaginare.
La Papessa- Sentiero 12 – lettera Beth

La Sua Saggezza, nella Kabbalah, viene identificata anche come Abba (padre) e come principio maschile (per la sua posizione alla cima del Pilastro di Destra dell’Albero della Vita); e allora perché troviamo raffigurata questa Sefirah con una figura femminile?
Nel Due “accoglitivo” della lettera Beth (casa) trova il primo limite, il primo confronto.
Abbiamo, infatti, la direzione della linea retta, la nascita dello spazio, dell’intrusività maschile “attivata” da un femminile ancora solo potenziale.
La Creazione inizia con una Beth, ogni “creazione” inizia in questo modo, anche la nostra.
L’Imperatrice – Sentiero 13 – lettera Ghimel

Come Binà sollecita a cercare le ragioni ultime delle cose: l’intelligenza femminile ambisce ad estrarre un senso, a cercare modelli generali aldilà dell’empiria.
Qui, in Binah, come “Intelligenza del Creato”, troviamo espressa la funzione conformativa, generativa, di “alimentazione”, continuità e sostentamento del Tutto Universale.
La lettera Ghimel significa, infatti, sia: GAMAL, il cammello che conduce metaforicamente l’uomo nell’aridità del deserto, sia il verbo GAMOL, svezzare, cioè nutrire sino alla maturazione, quando il bambino è in grado di mangiare ogni cibo.
L’Imperatore – Sentiero 14 – lettera Daleth

La lettera Daleth, che significa porta sull’oltre, chiama l’Imperatore all’umiltà: l’aquila disegnata in alcune lamine non porta messaggi ai sudditi ma a lui stesso, la corona lo consacra a un potere transpersonale più grande.
La ragione è davvero potente solo al servizio della consapevolezza.
Il Papa – Sentiero 15 – lettera Hehe

Il Papa racconta della manifestazione del divino attraverso l’uomo, così la lettera ebraica corrispondente, la He (finestra) esprime l’alito emesso, lo spirito e tutto ciò che anima e vivifica.
Tutte espressioni simboliche atte a “riattivare” in noi quel senso del divino che, per quanto flebile, è la cosa più persistente che possa esistere.
Gli Amanti – Sentiero 16 – lettera Vau
Eros non è solo voler bene ma volontà di bene. Non per nulla i pitagorici ritenevano il 6 il numero della virtù e, per la Bibbia, il creato fu fatto in 6 giorni.
La “qualità” di Tiph’ eret, la Bellezza di Dio, sta, del resto, esattamente al centro dell’Albero della Vita e in comunicazione diretta con quasi tutte le altre Sefiroth.
Il Tarocco degli Amanti fa conoscere al cosmo e all’uomo tale unità.
Vau, lettera corrispondente, significa uncino, gancio, chiodo, sottolinendo il legame, la connessione tra vari elementi, e per estensione il collegamento tra terra e cielo, tra la creatura e Creatore, nonchè la “relazione” tra loro.
Il Carro – Sentiero 17 – lettera Zayin

Zain, lettera associata, richiama un’arma acuminata, uno scettro, una chiave universale.
La natura di queste immagini viene posta in relazione con la conquista di adeguati mezzi di sostentamento sia fisici che spirituali, presiede facoltà di giudizio e comprensione.
Ma Zain presiede anche la locomozione, così che la lettera/lamina narra la vocazione umana ad andare avanti, a procedere per elevarsi.
Infatti Zain, ricorda, in senso onomatopeico, il “sibilo” di un dardo, di un giavellotto scagliato che fende l’aria, in cerca del proprio bersaglio da raggiungere.
La Giustizia – Sentiero 18 – lettera Heith
La numerologia pitagorica giudicava l’otto il più femminile tra i numeri, così che, in molte culture, la divinità che pesa le anime è da sempre disegnata donna.
Il significato profondo del numero Otto permea questo tipo di emanazione divina; Otto è il simbolo numerico di “doppia realizzazione”, sia celeste che terrestre.
Questa realizzazione è compiuta allorché i valori “superni”, le leggi invisibili, diventano realtà manifestata, tangibile.
La lettera Heith significa letto nuziale. Attraverso lei, l’arcano della Giustizia, ci suggerisce come essa non discenda da un pensiero astratto, ma da un vissuto personale.
Heit regna, infatti, sulle acquisizioni che sgorgano dalle emozioni; sarà compito dell’Io rettificarle in modo che non diventino troppo soggettive, nel momento in cui, questo archetipo si mette in moto.
L’Arcano della Giustizia fa della coscienza morale una vicenda di Anima e ispira un’etica fondata sul sentimento.
L’Eremita- Sentiero 19- lettera Theith
Il Nove è un archetipo di integrazione che orienta al compimento.
Egli possiede una proprietà di invarianza che trova applicazione nella prova del nove.
L’arcano dell’Eremita appare, così, l’immagine di un impulso a integrare la molteplicità delle componenti e dei vissuti entro un fenomeno unitario.
La lettera Teth (ruota) identifica, infatti, proprio il “senso” della protezione, della resistenza, del peregrinare dell’arcano, ma soprattutto, narra del raggiungimento e mantenimento del bene (è l’iniziale della parola tov: bene).
E’ appunto improntato proprio su questa vigilanza del bene il significato più interessante dell’Arcano: infatti l’Eremita “cerca” il bene, e nel farlo perlustra la “radice” di questo bene in noi.
La Ruota della Fortuna- Sentiero 20- lettera Yod
Yod è la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico, il suo nome è simile a quello che indica la mano.
Così la Quabbalah individua in lei una qualità pratica e operativa che ha il compito di purificare, rettificare, migliorare.
Sembra che il volgere misterioso della Ruota della fortuna abbia un ruolo di purificazione dalle minacce dell’istintualità e allo stesso tempo celebri la possibilità di interagire con tutte le opere della manifestazione divina.
Un modello della nigredo degli alchimisti, un punto da cui hanno origine tutte le lettere: il piccolo dà concretezza all’immensamente grande.
La Forza – Sentiero 21 – Lettera Kaf
Secondo la Kabbalah: l’Altissimo fece regnare il segno Kaf sulla vita, purificò questo con questo e formò con essi il pianeta Venere.
Kaf, in ebraico significa cucchiaio e trova uno specifico riferimento nel cucchiaio liturgico per l’incenso, sacro profumo con cui viene debellato il male.
Kaf, come l’arcano della Forza, appartiene al centro del cuore. Essa dona all’umana natura l’assenza di indifferenza per il creato e i suoi simili.
Il suo pulsare attira, non costringe, persuade, epura gli interessi egoistici con la bontà dei contenuti.
Kaf si riferisce, inoltre, esplicitamente al palmo della mano come connessione coi gesti rituali di abluzione e imposizioni dei sacerdoti.
L’Arcano della Forza richiama un principio pesante con cui fare i conti, poiché sia colui che non si accetta (“come posso essere accettato e amato dagli altri se io stesso non mi accetto e non mi amo?”), che colui che si “accetta a prescindere” (“gli altri o mi ammirano e mi servono altrimenti che esistono a fare?”) risultano incapaci di fare opera di scambio proficuo con la realtà che li circonda, non portando mai a termine la propria opera verso la Sephirot della Vittoria Divina.
L’Appeso – Sentiero 22 – lettera Lamed

Nella Qabbalah essa diventa l’immagine dell’auto-trascendenza, come se la lamina dell’Appeso avesse scelto la propria immobilità per superare se stessa.
L’Appeso, infatti, rappresenta colui che si libera della grossolanità per aspirare a un ordine superiore delle cose.
Nell’Appeso, il “canale” conoscitivo non è più quello intellettivo della Papessa; in questo Arcano la conoscenza è carne e sangue, esperienza totalizzante, uno stato d’essere, così assoluto da aver bisogno, appunto di silenzio e attesa.
“Comprendere la conoscenza” è la missione qabbalistica della lamina che congiunge la dimensione inferiore a quella superiore, unendo, sul suo sentiero, Ghevurah, la Severità divina con Tiph’eret, la Bellezza divina.
La Morte – Sentiero 23 – lettera Mem
Il tredici segnala che la molteplicità delle relazioni contenuta nel 12 sfocia in una riformulazione dell’unità.
L’Arcano senza nome nei tarocchi è esemplare di ogni esperienza di fine, eppure la lettera ebraica Mem a lui associata significa Acqua di vita.
La consapevolezza della impermanenza è il moto più grande di ogni percorso conoscitivo-trasformativo, il quale avviene comunque in noi, sia che ne siamo coscienti o meno.
Nell’unire Ghevurah, la Severità divina, e Hod, lo Splendore divino, la Morte è la sola strada che ci consente la compartecipazione alla natura della totalità.
La Temperanza – sentiero 24 – lettera Nun

In Nun, lettera che significa vittoria senza guerra, nel sinuoso fluire del tratto dall’alto al basso come le acque della lamina, c’è la possibilità di imparare dalle cadute e dagli sbagli, la capacità di fare della discesa una passaggio essenziale.
Come direbbe Hilmann crescere significa discendere non ascendere, nel senso che questa lettera/lamina costella le qualità femminili che consentono di immergersi con semplicità e dolcezza nelle profondità interiori.
L’Arcano della Temperanza alimenta l’incessante rifluire tra interno e esterno di emozioni e pensieri, e, per analogia, l’energia di Dio che fa eperienza di sè attraverso l’Uomo.
Il Diavolo – sentiero 25 – lettera Samekh
Sameck è una lettera di forma quasi circolare e viene associata al cerchio magico, alla barriera protettiva contro le potenze infere, allo scudo contro le forze del mondo altro.
Il Significato di Sameck è, infatti, sostenere nella lotta contro le forze dell’oscurità.
La lettera ha, inoltre, attinenza con l’atto di porre le mani sul capo per la benedizione.
Cerco magico, benedizione, convergono a porre l’idea di un sostegno necessario e di una protezione adeguata nei confronti del demoniaco e dell’Ombra.
Sicuramente, infatti, questo è l’Arcano forse più di tutti incarna la “difficoltà” della nostra condizione umana.
Difficoltà richieste, perchè il Diavolo svolge la sua azione sul sentiero verso Yesod, il fondamento.
Il Diaballo della Kabbalah compare necessariamente per formulare la realtà duale.
La Torre – sentiero 26 – lettera Ayin
Ayin significa la luce degli occhi e l’occhio è estremo simbolo di sapienza.
Con l’Arcano n. XVI, la Casa Dio, o Torre, ci troviamo nella “dimensione” simbolica della Sefirah Tiph’eret, la Sua Bellezza.
Eppure, a prima vista, l’immagine riportata dalla carta sembra tutto meno che bella; anzi, nel suo insieme, sembra rappresentare qualcosa di tragico, improvviso e ineluttabile.
In realtà sia lettera che Arcano nascondono un significato più complesso.
Il numero ghemmatrico di 70 di Ayin significa molteplicità, pluralità, complessità da contrapporre alla unilateralità.
Ecco, dunque, che la Kabbalah ci ammonisce su come non sia possibile nessuna saggezza nell’arroccarsi in idee egocentriche.
La Torre/lettera ci spinge a lasciare andare cose vetuste, superate, ad aprirci e valutare nuove visioni.
La Qabbalah vede in Ayin anche la forma di una valle e attraverso questa immagine ci richiama all’esigenza di conservare nella memoria le nostre radici senza cadere nell’onnipotenza narcisistica.
Le Stelle – sentiero 27 – lettera Phe
La diciassettesima lettera dell’alfabeto ebraico amplifica alcuni aspetti della lamina delle Stelle.
La forma di Phe viene assunta a una bocca aperta, così che essa viene connessa alla capacità di esprimere il meglio di sè, di dare manifestazione nel modo più raffinato possibile, alla propria natura individuale.
Esprimere il meglio di sè non significa necessariamente esternare; c’è un tempo per parlare e un tempo per tacere, c’è una verità da declamare e una verità che vive nel segreto.
Così Phe è una delle poche lettere dell’alfabeto ebraico con due grafie, rispettivamente assimilate a una bocca aperta e a una bocca chiusa.
Saper decidere quando dare espressione alla propria natura profonda costituisce un Io di grado avanzato, capace di forza e libertà.
La Sefirah corrispondente, Netzach, ci presenta questo Arcano per condurre a coscienza unitaria le esperienze fatte sul piano creativo e elaborativo.
La Luna – sentiero 28 – lettera Tsade
Il numero di Tsade (Il giusto è il fondamento del mondo) è 90, un numero che nella Kabbalah simboleggia l’età della maturità, età in cui l’uomo reclina lo spirito nell’assorbimento interiore.
Così la coscienza lunare è soffusa e avvolgente, crepuscolare.
Che essa sia foriera di illusioni, magia, o semplicemente proceda su una conoscenza che percorre stati non ordinari, la Luna rimane una porta ineludibile per il mondo sacro.
Il Sole – sentiero 29 – lettera Quf
La lettera Quf significa riso ed è la sola dell’alfabeto ebraico che si estende con un tratto al disotto del rigo; la sua forma offre lo spunto ai qabbalisti per rievocare il versetto “i suoi piedi scendono nella morte” ad indicare come una coscienza illuminata e serena sia in grado di attraversare ogni zona tenebrosa.
Il Talmund associa, inoltre, la lettera Quf alla parola qadash che significa santo, evidenziando in questo modo, come il sorriso del giusto sia un segno di elevazione spirituale.
Per la Kabbalah, come per il taroccho de il Sole, la coscienza solare si sviluppa in considerazioni distaccate che non turbano l’illuminato.
Il Giudizio – sentiero 30 – lettera Reish
Nel Talmund la lettera Reish rappresenta il cammino del ritorno.
L’arcano del Giudizio ci racconta, infatti, della forza di ritornare alla verità di se stessi, consapevoli della propria origine, del proprio nucleo originario.
Il numero 20 assegnato all’Arcano, del resto, raddoppia la pienezza del 10 e prospetta una completezza doppia, maturata al di qua e al di là dell’Io.
L’Arcano del Giudizio richiama alla propria essenza.
Nella Kabbalah esso sospinge l’uomo verso un futuro sopra ogni maceria, instradandolo sulla via del destino.
Il Matto – sentiero 31 – lettera Shin
Shin vuol dire cambiamento.
Applicata al Matto questa lettera suggerisce che egli custodisce il segreto della trasformazione evolutiva, della trasmutazione personale.
Per il simbolismo qabbalistico il desiderio, la ricerca del piacere, la propositività, sono proprie della Radice del Fuoco, la quale risiede appunto nella “Lettera Madre” Shin, collegata all’Arcano del Folle.
Qui troviamo la piccola “Fiamma” della nostra Scintilla Divina, qui risiede il sacro fuoco della Vera Sapienza, non mediata da nulla, ma direttamente pervenuta dal Grande Fuoco Primigenio.
Con chiarezza e facilità assoluta, infatti, questo Arcano ci dice solamente: la Vita è semplice, in quanto esistente in sé.
Il Mondo – sentiero 32 – lettera Tav
Antidoto al mentale caotico, il cerchio de il Mondo sovraintende la lettera Tav.
La Qabbalah dice che “Egli fece regnare la lettera Tav sulla gioia, permutò questo con quello e formò loro tramite il Sabato“; ultima lettera dell’alfabeto, ultimo arcano dei tarocchi e l’ultimo giorno della settimana.
Un tempo in cui la creazione è compiuta.
Shabat è, infatti, anche uno dei nomi di Dio, anzi più esattamente “il suo nome completo da ogni lato“.
La lettera Tav, inoltre, significa sigillo, indicando come il sigillo dell’individualità e della creazione divina trovino qui il proprio compimento.
La Qabbalah associa, infine, a questa costellazione una particolare accezione di bellezza in cui la verità è eternamente impressa: una bellezza che trova il suo esistere nello splendore del vero.
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