La rappresentazione della trasformazione e del rinnovamento per mezzo del serpente è un archetipo del quale esistono molte testimonianze.
È il serpente della salute che rappresenta la divinità .
Si racconta a proposito dei misteri di Sabazio: “Un colubro dorato viene infilato in seno agli iniziati e poi nuovamente tolto dalle parti inferiori e più basse.”
Presso gli ofiti, (Nda. appartenenti a sistemi gnostici che veneravano il serpente corruttore della Genesi) il serpente era Cristo.
Lo sviluppo probabilmente più significativo del simbolismo del serpente, sotto l’aspetto del rinnovamento della personalità, si trova nello yoga kundalini. (Nda. Per Kundalini Yoga si intendono quelle pratiche volte a preparare il corpo, la mente ed il sistema nervoso all’aumento dell’energia dovuto al risveglio della Kundalini. La Kundalini è l’energia divina assopita sotto forma di serpente annodato in se stesso in tre spire e mezzo che risiede alla base della colonna vertebrale. Lo Yoga aiuta l’energia assopita di Kundalini a risvegliarsi e a risvegliare l’energia generale del corpo per risintonizzarlo con l’Universo e con la propria origine divina.)
L’esperienza che il pastore fa del serpente nello Zarathustra di Nietzsche, sarebbe dunque un omen fatale, un presagio di morte. (Nda. Zarathustra racconta di aver avuto una visione e di aver visto un pastore che dormiva e a cui entra in bocca un serpente; Zarathustra cerca di aiutarlo ma, non riuscendoci, lo invita a mordere il serpente che così si salva e la vicenda si chiude con una risata liberatoria del pastore. Il simbolismo filosofico dell’episodio intende spiegare come la dottrina dell’eterno ritorno rappresentata dal serpente sia superabile attraverso la realizzazione del sè).
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Ma affinché questa trasmutazione possa effettuarsi, è indispensabile che avvenga la circumambulatio, cioè la concentrazione esclusiva sul “centro”, luogo della trasformazione creatrice.
Durante questo processo si vien “morsicati” da animali: si tratta cioè di esporsi agli impulsi animali dell’inconscio, senza però identificarsi con essi e senza “fuggirli”; poiché la fuga davanti all’inconscio renderebbe illusorio lo scopo dell’operazione.
Bisogna rimanere presenti; ossia, in questo nostro caso, il processo iniziato mediante autosservazione dev’essere vissuto in tutte le sue vicissitudini ed essere aggregato alla coscienza attraverso una comprensione il più approfondita possibile. Ciò comporta naturalmente una tensione che spesso è quasi insopportabile a causa dell’assenza totale di misura comune tra la vita cosciente e il processo inconscio.
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nell’opus alchymicum, dove non si fa che mettere continuamente in rilievo la necessità della concentrazione e della meditazione sull’opera.
Jung, Carl Gustav. Opere vol. 12 (Italian Edition) (pp.187-190). Bollati Boringhieri. Edizione del Kindle.
Il Serpente Kundalini ne l’Eremita
NB. Se ti interessa conoscere anche la visione moderna, Junghiana e psicologica dei Tarocchi ti propongo il mio studio: La Psicologia dei Tarocchi. Libro e Arcani

