Non si tratta solo di “storia dei tarocchi“, tutte le carte da gioco sono oggetti emblematici, appartengono al mondo dell’effimero eppure riscuotono l’attenzione di antropologi, storici, psicologi, iconologi; ma tra queste i Tarocchi sembrano essere sempre stati ammantati di particolare fascino, forse proprio perchè il mondo culturale esoterico di epoca moderna se ne appropriò immediatamente, facendo delle lamine degli arcani maggiori non solo uno strumento espressivo, ma un mezzo di rappresentazione universale di una complessità che andava ben aldilà dell’utilizzo predittivo o cartomantico.
Solo recentemente, grazie al lavoro di ricerca filologica sulla origine delle carte da gioco di Michel Dummet, uno dei più rappresentativi filosofi dell’età contemporanea, è stato possibile delineare una storia dei tarocchi fondata sui criteri rigorosi del metodo storiografico moderno.
Indice dei contenuti
- 1. La nascita dei Tarocchi: il ‘300 dall’oriente all’Europa
- 2. La Storia dei Tarocchi nel ‘400: i Trionfi dorati
- 3. Origine del nome “Tarocchi” e caratteristiche del mazzo
- 4. La diffusione dei Tarocchi. Dall’Italia delle corti al tarocco di Marsiglia
- 5. La storia dei Tarocchi dal ‘700 al ‘900. La via dell’occultismo
- 6. La storia dei Tarocchi nell’età moderna.
La nascita dei Tarocchi: il ‘300 dall’oriente all’Europa
E’ credibile che le carte da gioco nascano intorno all‘VIII secolo d.C. in Cina, dove si utilizzava già la stampa. E’ da quel lontano continente che le carte arrivano in Europa, tanto che i reperti più antichi del mondo occidentale pervenuti fino a noi risalgono alla fine del ‘300 e sono conservati al museo Topkapi Saraji a Istambul.
Da quel momento in poi citazioni e i riferimenti a giochi con carte raffigurate si trovano nei documenti dei cronisti dei più svariati paesi: Spagna, Francia, Olanda, Svizzera. In Italia la Cronaca di Viterbo annota che nel 1379 “fu recto in città il gioco delle carte che in saracino parlare si chiama nayb” e tutt’oggi il nome spagnolo per designare i tarocchi è naipes.
Negli stessi anni un frate dominicano Svizzero di nome Jhohannes von Rheinfelden, ci narra come fosse in uso nel suo paese un gioco di carte nella cui figure riconosce una allegoria delle condizioni umane. Questa usanza corrisponde a quella medievale di rappresentare i sentimenti, le qualità , le disgrazie della sorte e degli uomini attraverso raffigurazioni che prendono il nome di “Trionfi”.
La Storia dei Tarocchi nel ‘400: i Trionfi dorati
In Italia il testo più rappresentativo della concezione che sta a monte della nascita dei Tarocchi moderni è indiscutibilmente il poema Triumphi del Petrarca (1352). In questa opera didattica, il Poeta celebra gerarchicamente alcune figure allegoriche così nei suoi versi su Amore trionfa Pudicizia in grado di controllarlo, sull’Io trionfa la Morte ma su quest’ultima trionfa Fama, sconfitta solo dal Tempo che viene, infine battuto dall’Eternità .
Come si può notare è già presente l’organizzazione alla base dei giochi delle carte comuni in cui vince quella di maggior valore. Non è un caso, infatti, che il poema petrarchesco si trasformerà in un mazzo di carte da gioco, come registra Il Catalogo delle prime incisioni italiane risalente agli inizi del ‘400.
Ma se malauguratamente le raffigurazioni del fiorentino non sono giunte fino a noi, verso il 1440 alla corte del Duca di Milano, Filippo Maria Visconti, si hanno ripetute testimonianze di un mazzo di carte diverso da quelle comuni e chiamato con il nome di Trionfi.
Acquista: I Tarocchi dei Visconti
Di essi si è conservata una dozzina di mazzi tutti incompleti ma quasi integri, da cui si è potuto risalire alla ricostruzione che ha permesso le stampe moderne. I Tarocchi di Carlo V, I Tarocchi di Cari-Yale, I Tarocchi dei Visconti sono le versioni che grazie a minime integrazioni offrono una documentazione dei tarocchi miniati quattrocenteschi.
Le versioni originali delle corti erano preziosissime carte di grande formato circa 10X20 cm, artisticamente miniate e ricoperte di una lamina d’oro lavorata a bulino.
Se dovessimo raffrontare il loro valore in termini correnti potremo indicare che un mazzo di Trionfi dovrebbe valere  l’equivalente odierno di un lussuoso appartamento, per questa ragione un poeta veneziano nel 1550 scriveva senza mezzi termini che “il giuoco dei Tarocchi è da Signori e per questo detto giuoco degli honori”, un termine quest’ultimo che appartiene ancora oggi al gergo comune dei giocatori di carte per indicare il seme di quadri.
Alle incisioni dei Tarocchi lavorarono gli artisti più apprezzati: Bonifacio Bembo, Francesco Zavattari, Iacomo Sagramoro, Giovanni di Lazzaro …
Per molto tempo si ritenne che un mazzo molto bello e particolare fosse addirittura opera di Andrea Mantegna; in realtà i cosiddetti Tarocchi del Mantegna non sono nè tarocchi in senso stretto nè un’opera del geniale pittore veneziano del ma offrono comunque una espressione sofisticata del pensiero neoplatonico dell’epoca e sono una bellissima sintesi figurativa dell’enciclopedismo medievale.
Acquista: I Tarocchi del Mantegna
Il mazzo dei Tarocchi del Mantegna è composto da 52 carte ripartite in 5 serie, che mostrano l’organizzazione della dimensione umana e universale: le classi sociali, le divinità che ispirano le attività umane, le arti liberali, i principi cosmici e morali che costituiscono il modo e la sequenza delle sfere celesti che formano l’universo.
Queste carte dal contenuto filosofico ebbero indiscutibilmente un impiego di tipo didattico, probabilmente per giochi di memoria ma in linea con il sentire dell’epoca che si sforzava di riassumere in un compendio tutto lo scibile umano.
I Tarocchi del Mantegna lasciano inoltre supporre che i mazzi non avessero un significato puramente ludico ma che fossero un gioco colto ed edificante.
La realtà è che le carte faticarono a trovare una vera e propria identità . Per un periodo di tempo molto lungo i mazzi contennero un numero variabile di semi, prima di definirsi progressivamente in quattro: Coppe, Denari, Spade e Bastoni.
In Francia divennero Cuori, Quadri, Fiori e Picche, in Germania Cuori, Foglie, Ghiande e Sonagli, e prima di questi furono usati animali, eroi della mitologia greca, condottieri antichi. Il Boiardo scrisse un’ opera poetica intitolata Tarocchi in cui descriveva un mazzo di carte che raffigurava concetti filosofici e attitudini morali.
Insomma, per tutto il XV secolo la storia dei mazzi dei Trionfi fu caratterizzata da una grande sperimentazione.
Origine del nome “Tarocchi” e caratteristiche del mazzo
Era il 1516 quando il Registro del Guardaroba di Ferrara rubrica un mazzo di carte come “para de tarocchi” e da quel momento il nome Tarocchi soppianterà progressivamente quello di Trionfi o naibi per indicare un mazzo di carte con caratteristiche ben precise.
Si tratta di un mazzo di carte a 4 semi italiani: Coppe, Denari, Spade, Bastoni, ripartito in due serie. La prima è costituita dalle comuni carte da gioco e comprende le 10 carte numerali e le quattro carte di corte (Fante, Cavallo, Regina, Re) per un totale di 56. La seconda è una serie di ventitude figure di natura allegorica che non appartengono a nessun seme. In totale le carte di un mazzo di tarocchi sono settantotto e da quel momento in poi la struttura non cambierà più.
L’origine del nome Tarocco è tuttavia ancora incerta. Aldilà delle più fantasiose ipotesi di suoni egizi o cabalistici è certo che nell’italiano medievale il verbo taroccare significa ribattere, con un possibile riferimento al rispondere di un giocatore ad un altro con una carta più forte.
“Il mazzo di carte normale”, riassume Dummett, “non fu un’invenzione europea, ma il mazzo di Tarocchi indubbiamente sì”.
I Tarocchi nacquero a Bologna e si estesero alla corte estense, viscontea, medicea grazie alla meravigliosa arte figurativa del Nord-Italia. Si differenziarono dagli altri mazzi per la singolarità di aggiungere ai quattro semi ventidue immagini che non appartenevano a nessun seme, figure di carattere allegorico oggetto di magia e interpretazione.
La diffusione dei Tarocchi. Dall’Italia delle corti al tarocco di Marsiglia
La comparazione dei diversi mazzi di Tarocchi e gli elenchi ritrovati nei registri contabili, citati nelle cronache o nelle opere letterarie ci permette di ricostruire il progressivo formarsi della composizione delle carte.
Il testo più antico in questo senso è, in realtà , una invettiva contro questo gioco scritta da un predicatore anonimo alla fine del ‘500 dal titolo: Sermones de ludo cum aliis in cui elenca una serie di figure.
Sostanzialmente, alla fine del ‘400 le immagini degli Arcani maggiori erano le stesse che troviamo ancora oggi:
NB: Per conoscere in modo schematico il significato dei Trionfi ti rimando al post: Arcani Maggiori Significato.Â
- il Bagatto
- la Papessa
- l’Imperatrice
- l’Imperatore
- il Papa
- l’Innamorato
- il Carro
- la Giustizia
- l’Eremita
- la Ruota della Fortuna
- la Forza
- l’Appeso
- la Morte
- la Temperanza
- il Diavolo
- la Torre
- le Stelle
- la Luna
- il Sole
- il Giudizio o Angelo
- il Mondo
- il Matto
Ciò che invece rimaneva variabile erano ordine e nome: le carte del ‘400 non assegnano agli arcani maggiori nè un numero d’ordine nè una denominazione precisa, nè una progressione univoca. In origine il numero complessivo era di 14 arcani ma fu presto aumentato a 22.
Verso il 1530 a Firenze si diffonde un bellissimo mazzo di Tarocchi noto come Minchiate Fiorentine. Il mazzo è composto da 97 carte e aggiunge ai classici 22 Trionfi alcune figure derivate dai Tarocchi del Mantegna: i segni dello zodiaco, i quattro elementi e le quattro virtù.
A Bologna si diffonderà , invece, una versione ridotta del mazzo tradizionale di tarocchi che porta le carte da settantotto a sessantadue e che verrà chiamata Tarocchino Bolognese. Una edizione meravigiosa e simbolica del Tarocchino Bolognese sarà realizzata nel 1669 dall’incisore Gioseppe Maria Mitelli.
Nell’utilizzo ludico di questi mazzi, Dummet ipotizza che una figura trionfasse sull’altra allegoricamente e che le regole non fossero generalizzate ma rispondessero a usi locali pur seguendo un ordine generale.
Solo alla fine del Settecento si fissò una sequenza precisa e condivisa da tutti: gli arcani maggiori vengono definitivamente numerati da 1 a 21 e uno di essi è il Matto che è senza numero o viene indicato con lo zero. Il significato numerico delle carte matura, dunque, progressivamente nei secoli successivi. Allo stesso modo la profonda ricerca iconografica contemporanea ha provato come le immagini dei Tarocchi si siano tramandate dal ‘400 fino ad oggi mutando fisionomia, vivendo di vita propria, alimentando fantasia e memorie.
Dummet ci spiega come gli antichi mazzi dei Tarocchi Lombardi e dei Tarocchi Piemontesi e del Tarocco Ligure fossero realizzati grazie ad incisioni su matrici di legno successivamente impresse con il torchio su un grande foglio. Il più antico di questi è chiamato “Foglio Cary” dal nome del collezionista e risale agli inizi del ‘500.  Questo incredibile ritrovamento di origine milanese costituisce un prototipo iconografico di una incredibile prolificità .
Le aziende di stampatori come Geronimo Caimo, Gentili Zoia, la Regia Fabbrica e le ottocentesche Gumppemberg e Dotti, contribuirono così a diffondere i Tarocchi a livello popolare in tutta Europa.
Da Milano i gioco dei Tarocchi si espanse rapidamente nell’oltralpe Francese.
Si stima che durante il solo XVII secolo in Francia sia stato stampato oltre un milione di mazzi di cui siamo riusciti a conservare solo 3 e si trovano nella Biblioteca Nazionale di Parigi.
Questi ultimi costituisco probabilmente l’anello di congiunzione tra i tarocchi italiani e i Tarocchi di Marsiglia la cui configurazione si standardizzò già all’inizio del ‘700.
Acquista: I Tarocchi di Marsiglia
Nei secoli successivi il mazzo dei Tarocchi di Marsiglia, la cui denominazione, per la verità , è abbastanza recente e risale agli anni ’30, ebbe numerose edizioni raggiungendo una diffusione talmente ampia che non di rado lo fa erroneamente ritenere il solo vero tarocco.
Dal modello Francese nacquero nel 1830 i Tarocchi Svizzeri, e nel 1750 i Tarocchi Tedeschi di cui il fabbricante Adreas Benedictus Gobl inaugurò una prolifica produzione, arricchendo le stampe con scene fantastiche, di animali, boschi fioriti, figure mitologiche…
I Tarocchi ispirarono di volta in volta le più svariate fantasie ed espressività artistico-culturali. Rappresentarono favole di animali, operette musicali, personaggi della mitologia e della letteratura, città , costumi tradizionali. Nella Vienna austroungarica documentarono la vita della famiglia imperiale e riprodussero scene della gente comune.
Partendo dalle figure quattrocentesche i tarocchi presero vita propria scostandosi dai parametri originari, orientando l’immaginario collettivo ed arricchendo così il loro spessore simbolico.
La storia dei Tarocchi dal ‘700 al ‘900. La via dell’occultismo
Dummet è molto fermo nell’asserire che nessun riferimento antecedente al 1750 accenna a qualsiasi altro uso dei Tarocchi a parte il gioco. In ogni caso, nel XVII secolo i Tarocchi conobbero un nuovo ciclo di vita, tanto che la storia dei Tarocchi può considerarsi divisa in due periodi:
- Il periodo che va dal ‘400 alla metà del ‘700 che si sviluppa sullo sfondo dei movimenti filosofici, privilegia il platonismo e ha una destinazione ludica.
- Il periodo che si estende dalla metà del ‘700 fino al ‘900 e che si sviluppa sullo sfondo di pensieri culturali come l’occultismo e privilegia una destinazione magica.
E’ in quest’ultimo periodo che nasce la figura della cartomante come la conosciamo oggi. Non mi soffermerò in questo paragrafo in una narrazione dei più importanti occultisti e nella spiegazione del loro approccio al meraviglioso mondo dei Tarocchi esoterici, perchè mi sembra un argomento talmente vasto da risultare degno di un approfondimento a parte (Cfr. Tarocchi esoterici: storia, maestri e mazzi occulti), in questa sede mi preme sottolineare che i tarocchi esoterici non riservano un rilievo primario alla pratica della divinazione ma inseguono un sapere universale che intende spiegare ogni fenomeno, anche quello più misterioso, su ogni piano sia umano, sia cosmico.
Il Settecento non segna tanto il passaggio dei Tarocchi dal mondo del gioco a quello della predizione quanto a quello dell’occultismo e delle teorie esoteriche.
Del resto, Astrologia e discipline ermetiche erano già profondamente radicate nella stagione culturale medievale.
Nel 1460 Cosimo de Medici chiese a Marsilio Ficino di sospendere la traduzione delle opere di Platone per dedicarsi a quella del corpus hermeticum, un insieme di libri attribuiti a Hermes Trismegisto, che rimane ancor oggi una pietra miliare del mondo magico.
L’età dei lumi non fece altro che rendere palese e includere i Tarocchi nella speculazione e nella ricerca di senso: l’occultismo trasformò gli arcani in strumenti di magia.
La storia dei Tarocchi nell’età moderna.
Tarocchi esoterici. Gli Arcani tra magia e divinazione
Per quanto possa sembrare anomalo la diffusione del tarocco divinatorio inizia veramente su larghissima scala con la controcultura del 1968. L’era dell’acquario, della New Age segna una rinascita nella produzione dei Tarocchi.
Gli studiosi più puristi come lo stesso Dummet lamentano il fatto che i Tarocchi contemporanei non siano basati su teorie magico-sistemiche ma sul capriccio degli artisti. La verità è che le libere interpretazioni aprono il campo dei sistemi simbolici: la qabbalah, l’astrologia e i miti sono affiancati a leggende provenienti da tutto il mondo. Eroi, simboli, divinità si intrecciano con le tradizioni dei continenti, dall’Oriente allo sciamanesimo delle Americhe, in una variazione che declina i motivi in infinite sfumature in cui l’arte costituisce un mezzo privilegiato.
La potenzialità espressiva dei Tarocchi è passata dalle preziose miniature quattrocentesche all’anima degli artisti contemporanei.
I Tarocchi hanno affascinato pittori del calibro di Salvator Dalì, Renato Gottuso, Franco Gentilini, Ugo Nespolo e illustratori come Hugo Pratt, Milo Manara, Zoltan Tamassi, Issan Giuselev hanno dato vita a mazzi meravigliosi.
Per amore di verità , non tutti i mazzi in commercio oggi vedono il profilarsi di una interiorizzazione simbolica, e un senso vero e proprio,  molti di essi sono semplici operazioni fantasiose e commerciali, ma quando l’artista o il disegnatore entra nel simbolo allora ogni stile di mazzo diventa una creazione simbolica e acquista una ricchezza fecondata che aggiunge, non toglie, qualcosa al significato archetipico degli arcani.
Grazie al contributo di pittori, artisti, letterati, occultisti, oggi i tarocchi costituiscono un universo figurativo articolato paragonabile a quello dell’alchimia.
 Tarocchi psicologici: la lettura moderna
Addentrarsi nel mondo degli arcani significa anche avanzare nel mondo degli archetipi, dell’universale e dell’immenso.
Gli storici sono convinti che fin dalle loro origini le carte fossero dotate di un senso specifico ma il loro significato perse velocemente di trasparenza così da rendersi necessario uno sforzo interpretativo. Tale sforzo assunse diverse vie: morale, religiosa, filosofica, occultistica. Le carte invitavano a essere lette.
La lettura più antica fu forse quella filosofica, quella più frequente è quella divinatoria, la lettura più recente è quella psicologica. L’interesse della psicologia analitica per le immagini dei Tarocchi è quasi d’obbligo.
Le immagini dei tarocchi simboleggiano le strutture portanti della vita psichica di ognuno, Jung li definì “Idee archetipiche” così esplorare le figure degli arcani è come esplorare i nodi che plasmano la singolarità di ognuno di noi.
I Tarocchi sono archetipi e in quanto immagini archetipiche sono densi di significati consci e inconsci, più facili da interpretare di quanto si creda, se si sa come farlo, perchè intrinsecamente presenti in noi.
I tarocchi sono immagini di un processo evolutivo e descrivono così lo snodarsi di ciò che Jung chiamava “processo di individuazione” che consente a ogni uomo e donna di appropriarsi di se stesso.
Il liber mundi dei Tarocchi con la sua varietà di sfumature offre un panorama altamente differenziato delle nostre dinamiche psicologiche.
Nel libro la Psicologia dei Tarocchi, si ripercorre questo approfondimento, si segue gli stessi principi insegnati dalla psicologia moderna e dalla genialità Junghiana ma ho voluto fornire al lettore una chiave di interpretazione facile e affascinante.
NB. Se ti interessa conoscere anche la visione moderna, Junghiana e psicologica dei Tarocchi ti propongo il mio studio: La Psicologia dei Tarocchi. Libro e Arcani



