Se l’archetipo dell”Innocente costruisce la nostra personalità, è quello dell’Orfano a tenerla al sicuro creando le strutture di difesa, di accorgimento, di distinzione dei pericoli.
Tra gli archetipi del Viaggio dell’Eroe della Pearson, l’Orfano è quello che incarna le ferite del bambino interiore in ognuno di noi partecipando in maniera strutturale allo sviluppo dell’Io.
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L’Orfano e l’Io
La nostra cultura ha un rapporto dicotomico con il concetto di Io.
Da una parte il mondo Occidentale ne ha fatto la sola possibilità di coscienza e relazione, ne esalta i valori di riprova sociale e i desideri di successo, stigmatizza la sua azione nel mondo e il suo afflato positivista giunge a giustificare emozionalità violentemente istintive e ciniche.
Dall’altra parte le tradizioni spirituali demonizzano l’Io identificandolo come qualcosa da superare, come l’unica ragione della disumanizzazione egoica che troppo spesso vediamo in azione, un’origine di sopruso e infelicità.
In realtà il compito dell’Io è proteggere il bambino interiore, imparando a soddisfare tutti i bisogni della persona. L’Io ha il compito dia mediare con il mondo esterno, di assicurarci la sopravvivenza.
L’Io ha bisogno di una sviluppo armonico esattamente come le altre parti del sé di cui egli è solo il contenitore.
Se, giustamente, i suoi eccessi nichilistici, violenti o egoistici, sono condannati dalle religioni o dai percorsi spirituali, è solo perché questi ultimi si rendono conto di avere a che fare spesso con Io immaturi, inconsapevoli dell’ ordine, della funzione, che hanno all’interno dell’economia psichica umana e che prevaricano, dolorosamente per se stessi e per gli altri, le altre parti della coscienza.
Il problema non è mai la distruzione dell’Io, piuttosto la sua crescita, la sua evoluzione fuori da una morale dicotomica: “con me o contro di me”, “bianco o nero”, “vittoria o distruzione”, cosciente della reattività inconsapevole e crudele; la strada dell’Io è la realizzazione di una autonomia e di una indipendenza usata non solo per fini egoistici, quanto piuttosto per una costruzione positiva e proficua per la collettività.
L’esperienza di una certa dose di difficoltà è, dunque, fondamentale per sviluppare la forza dell’Io.
Gli esseri umani, come gli alberi, seguono la loro vocazione di crescita evolvendo come le ferite dei loro rami.
L’Orfano e i Tarocchi: La Forza e L’Eremita
Nel conoscere l’abbandono, l’ingiustizia, l’impotenza, il dolore, l’Orfano interiore compensa la fede cieca dell’Innocente nel Paradiso in terra. Egli è disincantato, gli archetipi sociali con cui viene in contatto lo rendono consapevole di quali emozioni devo essere sacrificate per una comune convivenza proficua, impara a riconoscere le situazioni che potrebbero ferirlo, ci protegge dal rischio di essere schiacciati e annientati.
L’Orfano e la Forza
Attraverso la dolorosa coscienza che “ognuno pensa per sé”, l’Orfano si assume il compito di recuperare la sicurezza perduta dell’Innocente, quello stato di grazia fede cieca del bambino decaduta per le delusioni. Egli lo mette in guardia dai pericoli di essere sfruttato; ed infine, l’Orfano è quella parte di noi cui dobbiamo la capacità di analizzare a fondo il dolore e le ferite.

Le nostre ombre prendono vita dalle nostre esperienze orfanizzanti. Le parti di noi meno nobili rappresentate da quel leone ferino che la signora rappresentata nell’Arcano XI doma con dolcezza, si dipanano con la caduta dell’Innocenza.
Mentre l’Orfano interiore chiede il senso della vita e ci apre la strada alla conoscenza del male e delle sue ragioni, la dama della Forza rappresenta quella parte di noi che apprende che tutti siamo feriti, osservando gli istinti tenebrosi e le ombre più oscure con compassione e auto-perdono.
L’arcano della Forza conosce come le ferite siano parte della condizione umana e ci racconta come, se non fossimo feriti, resteremmo infanti nel regno dell’Innocente; sa che, infondo, è proprio la mancata risposta del mondo ai nostri bisogni a costringerci a crescere, a chiamarci a quel viaggio di evoluzione e conoscenza che è la vita.
Non sono rari, del resto, nelle nostre vite i momenti in cui, dopo una guarigione interiore o esteriore, ci rendiamo conto quanto quella situazione di orfanità meritava di essere vissuta. Riflettiamo su quanto ha trasformato la nostra consapevolezza, il nostro senso di responsabilità e, in definitiva, ci abbia reso persone migliori e felici.
L’Orfano Ombra e l’Eremita Ombra
In una società che nasconde il dolore emotivo, in cui continuamente veniamo invasi da immagini catatoniche di successo e allegria ad ogni costo, il pericolo dell’Orfano è, piuttosto, quello di rifiutare l’aiuto e la guarigione, di reprimere la ferite, divenendo sadico e crudele oppure martire aguzzino intento a provocare da sé l’abbandono piuttosto di non perdere il controllo dello status quo.
I meccanismi di evitamento o negazione, nascondono dentro di noi la consapevolezza emotiva fino a renderla irraggiungibile.
Avendo tradito i propri sogni di amorevolezza e senza più alcuna fiducia, alcuni Orfani ombra divengono cinici o ultra-pessimisti: carnefici che esercitano potere, corruzione, manipolazione o eterne vittime capaci di sfruttare il senso di colpa altrui, in ogni caso completamente dissociati dalla propria interiorità in cui temono terribilmente di guardare perché vi troverebbero mostri.
Un meccanismo in cui gli Orfani interiori di tutti tendono a cadere è quello che le delusioni e i torti diventino una occasione troppo ghiotta e utile per indugiare nei propri orti conclusi o adagirsi nelle nevrosi vivendo pseudo vite e pseudo amori costruiti in conformità dalla società in cui viviamo.
Dobbiamo vigilare affinché l’orfanità non vada troppo oltre, anestetizzando la nostra anima ed inducendoci a una perenne fuga da noi stessi: alcool, sesso, droghe, acquisto compulsivo, adrenalina, giustificazione della crudeltà, illusioni di potere o alla semplice rassegnazione…
Un ulteriore pericolo dell’orfanità, infatti, deriva dalla sensazione di impotenza all’inizio dell’esperienza orfanizzante.
Davanti alla lacerazione del rifiuto, dell’abbandono primigenio, per il bambino che in noi mondo sembra un luogo senza giustizia, senza speranza, così che non è rara la scelta dell’esilio. L’Orfano interiore inizia a vagare senza senso e senza meta come l’Ebreo errante, impossibilitato alla gioia e al riposo, senza casa né aspettative.

L’esule si può, allora, trasformare un in ribelle perenne finché non trova un contenuto degno del senso della sua ferita.
Nelle storie più illuminate, questo contenuto è riconosciuto negli ideali alla base dell’aiuto reciproco, della condivisione con gli altri esseri, della risoluzione di grandi cause comuni.
L’Orfano guarito e l’Eremita
La guarigione avviene, quindi, quando il nostro Orfano interiore ha smesso di ripiegarsi sull’Io e ha aperto la strada alla conoscenza del proprio sé. La nostra anima può riuscire a recuperare tutte le parti ferite di noi ed accettarle, trasformandole.

L’Eremita Ombra si appresta così a diventare il saggio universale che vediamo rappresentato nelle carte dei Tarocchi. Un archetipo del tempo, cosciente del passato e in viaggio verso il futuro, capace della solitudine felice del Monaco, dell’asceta o di chiunque altro sappia osservare con amorevolezza la propria anima.
NB. Se ti interessa conoscere anche la visione moderna, Junghiana e psicologica dei Tarocchi ti propongo il mio studio: La Psicologia dei Tarocchi. Libro e Arcani
