Gli archetipi del Viaggio dell’eroe sono stati analizzati dagli studi di Carola S. Peason (Cfr. Risvegliare l’eroe dentro di noi– Astrolabio- 1992).
La domanda cui tenteremo di rispondere in questa serie di post è quali energie psichiche dei mitologemi eroici sono ritrovabili nelle figure dei tarocchi.
Si tratta, beninteso di una ipotesi di lavoro che tenta un parallelismo iniziale, non scevro della possibilità di discussione e ulteriori approfondimenti.
Come sempre, non è possibile porre dei reali confini al mondo archetipico; in questo contesto si desidera ampliare la lettura delle immagini degli arcani piuttosto che limitarne l’approccio ad una univocità.
Indice dei contenuti
L’Innocente
Nella storia dello sviluppo dell’Io, l’Innocente è l’archetipo che ci aiuta a crearci una “persona”, la maschera che indossiamo per approcciarci al mondo.
Il concetto di “persona” è stato ampiamente sviluppato da Jung che prese in prestito il termine dal nome latino delle maschere utilizzate dagli attori romani durante le rappresentazioni teatrali.
In sostanza, nel termine “persona” si racchiude l’identità sociale cui precocemente aspiriamo attraverso la domanda “cosa vuoi fare da grande”.
L’Innocente in noi sa che per far parte della società avere una “persona” è indispensabile, così contempla precocemente le varie opportunità e sceglie la propria personalità.
Che quest’ultima sia positiva e socialmente adattabile o deviante, fa parte della storia di ognuno, ma alla base c’è sempre un desiderio di integrazione, la necessità di avere un posto tra la collettività o all’interno della famiglia, la volontà di piacere agli altri, essere accettati, inseriti, e, in ultima istanza, finanche riconosciuti e ammirati.
Le caratteristiche dell’Innocente
Scopo fondamentale dell’Innocente archetipico è la pulsione primaria a essere al sicuro. Si tratta di una delle pulsioni più forti dell’essere umano, atavica, inconscia, potente, che può determinare le nostre scelte per tutta la vita; così costitutiva da arrivare, nei casi più estremi, a farci rimanere in situazioni infelici, piuttosto che affrontare l’ignoto di un cambiamento.
L’Innocente è, del resto, la parte di noi che crede nella vita, in noi stessi, negli altri, la parte di noi che ha fede nel bello e nel buono, intendendo la parola fede in tutte la sue declinazioni tanto sociali, quanto spirituali.
La ferita emozionale che più terrorizza questo archetipo è la ferita di abbandono. Lasciato solo l’Innocente morirebbe, non sarebbe in grado di affrontare le difficoltà, sopperire alle esigenze esistenziali, sente che non potrebbe sopravvivere.
Nei primi anni dopo la nascita la fiducia che poniamo negli altri costruisce la fiducia che riponiamo in noi. Come davanti ad uno specchio introiettiamo il clima emozionale che ci permette di imparare le tecniche di cui abbiamo bisogno per affrontare la vita.
Così, l’Innocente in ciascuno crede fermamente nelle figure genitoriali anche quando la fiducia non è garantita.
Egli non è in grado ne può, mettere in discussione la parola dell’adulto, anche qualora questi non sia di alcun sostegno, anzi lo epiteti con scarsa fiducia o denigrazione: brutto, ottuso, incapace. E’ l’Innocente che introietta qualunque cosa gli altri condannino, fossero pure valori negativi come razzismo, sessismo, omofobia.
L’Innocente e i Tarocchi

L’Innocente e la Papessa
La Papessa come principio femminile vaso della coscienza, preserva dietro di sé un mondo sicuro e colmo di ogni infinità possibilità.
La legge scritta nel suo libro conserva il tentativo di rendere l’ideale reale: la sua integrità di eterno femminino è intangibile, la sua fede apre le porte al miracolo, la sua energia assicura protezione.
Come l’Innocente, la virtù primaria che manifesta è la fedeltà. La Papessa è sempre fedele a sé stessa, temporalmente incarna il passaggio dall’unità alla dualità, il polarizzarsi di conscio e inconscio, l’ingresso nel mondo fiducioso di una identità.
Così, l’energia psichica della Papessa ci è necessaria nei momenti più difficili e complicati della vita, quando la razionalità, l’Animus, il mentale è confuso o è terribilmente limitato difronte al mistero della difficoltà o del dolore che ci si para davanti.
La fede morale e razionale del Papa non basta, non può bastare a richiamare l’impulso ad una accettazione o elaborazione per le cose accadute, ad una energia di speranza e riequilibrio.
Come l’Innocente che è in noi, la Papessa sa, invece, con certezza ineludibile, che il Paradiso sicuro e pieno d’amore è possibile in qualche luogo e in qualche tempo, ne custodisce il segreto così da consentirci di ritrovarlo arricchiti dalle esperienze dei viaggi esistenziali. Del resto, come insegnano i Vangeli, è solo attraverso la fede dell’Innocente che possono accadere i miracoli.
Nell’attrito con la vita, il pericolo dell’archetipo dell’Innocente, non è certo il nichilismo, piuttosto è quello di preservare il luogo sicuro fino a negare l’esistenza dei problemi, delle difficoltà, del male.
L’Innocente e l’Imperatrice

In questo senso, nel nostro parallelismo, possiamo riscontrare la presenza delle energie di una Imperatrice “ombra”.
Se nei Tarocchi l’Imperatrice è la Grande Madre, l’altra faccia del femminile trasformatore, un principio attuativo che non ammette tentennamenti, nel suo agire negativo, essa rischia di essere infantilmente legata all’istinto.
Come l’Innocente ombra, ella semplicemente può rifiutare di vedere che la persona che ama non merita la sua fiducia, tanto da persistere, con ostinato puntiglio, in situazioni che possono ferirla e offenderla.
A volte l’Imperatrice ombra può agire per capriccio, ignorando il significato delle sue azioni, o rifiutandosi di assumersi le responsabilità che la riguardano.
Esattamente come l’Innocente ferito, tende a rifiutare i propri errori e più opportunamente a proiettarli sugli altri, oppure all’opposto tende a ricercare nei rapporti l’originaria relazione simbiotica con la madre, incolpando sé stessa anche davanti ai soprusi, cosicché è da questo archetipo che hanno spesso origine le situazioni di dipendenza emotiva.
In una approccio sano con sé stesso l’Innocente-Imperatrice imparerebbe, invece, ad ammettere la propria fallibilità, a perdonare i propri errori, a superare i capricci quando le cose non vanno come vuole ed a ritentare e correggere le aree di difficoltà, distinguendo ciò che è proficuo da ciò che non lo è.
In un certo senso, all’archetipo dell’Innocente viene chiesto di crescere, in una sorta di sacrificio, che lo costringe all’adultità, mantenendo piuttosto quel contatto originario con la fiducia nella bellezza e nella integrità del vivere, senza cui non sarebbe possibile alcun afflato positivo, nessun cambiamento ideale, nessuna comprensione spirituale, né alcuna possibilità di comprendere la vita a un livello metaforico.
Senza la fede dell’innocenza, la contemplazione e la fiducia nelle emozioni superiori rimangono precluse. Per questa ragione è all’archetipo dell’Innocente che è necessario fare ritorno nell’evoluzione della nostra coscienza, arricchendolo con la saggezza delle esperienze del viaggio di ciascuno.
NB. Se ti interessa conoscere anche la visione moderna, Junghiana e psicologica dei Tarocchi ti propongo il mio studio: La Psicologia dei Tarocchi. Libro e Arcani
