All’interno della psiche di ognuno di noi, la nascita della coscienza avviene sotto l’egida del principio femminile.
Come per la fisica moderna, quando si descrive l’origine dell’universo, questo processo richiede un po’ di immaginazione.
Immaginiamo un vuoto, questo vuoto non è nulla, anzi, esso contiene ogni galassia, stella, essere animato… a un certo punto questo vuoto ha una fluttuazione e da questa fluttuazione prende vita la storia del cosmo per come lo conosciamo oggi.
La stessa cosa succede più o meno alla nostra mente in formazione. L’inconscio non è, infatti, minimamente definibile in parametri che possano contenerlo; l’inconscio puro non è immaginabile, non può essere pensato.
Negli strati più arcaici la psiche è totalmente indifferenziata. Il suo vuoto è il vuoto all’origine dei tempi, un vuoto-pieno di infinite potenzialità da cui scaturisce l’individuazione di ognuno.
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La nascita femminile della coscienza
Jung riteneva che il serpente uroboro fosse un simbolo universale di questa situazione, per questa ragione chiamava questa psiche delle origini uroborica.
In questo contesto, in un certo momento dello spazio-tempo “l’uno origina il due” come scriveva Maria Prophetissa, nella psiche delle origini, cioè, qualcosa di ancora inconscio perviene a una quota critica, raggiunge una posizione tale da poter essere guardato dalla prospettiva della consapevolezza.
Dentro la psiche uroborica si scorpora, il principio femminile distinguendosi dal principio maschile.
L’affettività neonatale, gli investimenti libidici sulla madre, le relazioni arcaiche con essa costituiscono gli elementi con cui, cioè, si struttura il nostro conscio, forme embrionali di auto-consapevolezza per cui si perviene a un momento in cui il vedente sta dinnanzi al visto, l’osservatore si erge difronte all’osservato.
La formazione dell’individualità prende a concretizzarsi in questa azione necessaria affinché il mondo e il sé siano conosciuti.
Il simbolismo femminile del due

Il due è, infatti, il primo numero che si separa dall’uno, principio base di differenziazione. Due è l’auto-conoscenza dell’Unita, è, appunto, il polarizzarsi della psiche in concio e inconscio.
Due è un numero gemellare, come segnalano le coppie di occhi, orecchi, narici; è un numero plurale, perchè il dualismo è la prima forma di pluralismo; è un numero di opposizione ma anche di compensazione e integrazione.
La numerologia taoista illumina, infatti, il senso profondo di questa separazione primaria attraverso cui diventiamo esseri umani consapevoli di un mondo.
Nel tao il numero due indica la dualità carica della sua possibilità di conoscenza, non secondo una divisione quanto piuttosto secondo una complementarietà dei principi opposti yin-yang.
Per quanto, infatti, il numero due costelli, certamente forme di conoscenza assai rudimentali: bello-brutto, buono-cattivo, bianco-nero, esso è anche è coppia e accoppiamento, combinazione, compenetrazione.
Il doppio carattere del Principio Femminile
Parimenti l’energia femminile è dotate di due caratteri, spinte energetiche, che lo psicologo Neumann identifica come femminile elementare e femminile trasformatore:
Femminile elementare
Il femminile elementare si caratterizza per la funzione di contenere, mantenere fermo ciò che da esso sorge e circondarlo di una sostanza eterna.
Il femminile elementare impronta spesso gli atteggiamenti di inerzia della psiche, le tendenze al mantenimento dello status-quo, l’immutabilità ma esso è anche alla base della stabilità , della protezione, dell’affidabilità necessaria alla costruzione di progetti e relazioni.
La valutazione dell’inerzia portata da questa energia non implica, dunque, una valutazione negativa, anzi, la coscienza percepisce il femminile elementare come positivo quando nella sua funzione è protettiva.
Potremmo esprimere questa energia con immagini come l’uovo, il ventre materno, la casa, ogni cerchia che offra riparo e protezione.
Il femminile elementare diventa, invece, negativo quando la funzione del contenere si trasforma in trattenere, bloccare, paralizzare come in una prigione, in una voragine, in un pozzo.
Femminile trasformatoreÂ
Il femminile trasformatore si caratterizza per il fatto che preme in direzione dello sviluppo, inducendo al cambiamento, al movimento, alla destabilizzazione.
Anche in questo caso, l’ energia trasformatrice è positiva se è, per noi, un vaso alchemico, l’utero che attiene alla nostra crescita. Il luogo del nutrimento, della propagazione della vita, dell’incremento dell’autonomia, della libertà , come una terra in cui è stato piantato un seme, la mente in cui nasce un’idea, lo spirito che trova la sua fiamma.
Le funzioni di trasformazione sono, invece, negative quando convergono verso il disfacimento, la marcescenza, la distruzione, la morte: così l’utero diventa non luogo di espansione ma fogna, calderone velenoso, stagno putrido.
Entrambe queste funzioni dell’energia femminile sono dotate, dunque, di un polo negativo e di un polo positivo.
Quando i poli negativi sia del carattere elementare sia del carattere trasformatore convergono, siamo davanti all’archetipo del Femminile Terribile, distruttivo, soffocante, bieco, mentre il polo positivo di queste energie aggrega insieme le caratteristiche archetipiche del Femminile Buono, amorevole e numinoso.
Nel suo insieme, comunque, il principio femminile è container generale di tutti i contenuti della psiche e possiede il carattere segreto della creatività che fa nascere da sé a sé anche il maschile.
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