Psicologia femminile: l’archetipo di Artemide

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Artemide, nota ai Romani come Diana, è una delle dodici divinità dell’Olimpo, figlia di Zeus e Leto (Latona per i Romani) e sorella gemella di Apollo.

Il suo nome significa “colei che è sana e salva” o “colei che illumina”, in riferimento alla sua associazione con la luna e la guarigione.

È la dea della caccia, della luna, della natura selvaggia e delle vergini.

Vagabondava, vestita di una corta tunica tenendo tra le mani una faretra, nel folto della foresta o per prati e radure, con uno stuolo di ninfe e cani da caccia, questi ultimi rimangono un mitologema che ritroviamo in molte raffigurazioni della carta della Luna dei Tarocchi.

Come dea selvaggia, e in particolare di piccoli degli animali, veniva associata, comunque, a molti animali selvatici simbolo delle sua qualità: il cervo, la daina, la lepre, la quaglia, hanno tutti in comune con la Dea una natura sfuggente. 

La leonessa a lei sacra simboleggiava la sua regalità e la sua abilità di cacciatrice.

L’orsa feroce dava voce al suo aspetto distruttivo ma anche al suoi ruolo di protettrice dei deboli.

La dea era poi  associata al cavallo selvatico che girava libero coi suoi compagni come Artemide con le sue Ninfe.

Mitologia di Artemide

Nella mitologia greca, Artemide ha un ruolo importante in molte storie che mostrano il suo carattere indipendente, fiero e talvolta crudele.

La nascita

Gemella di Apollo, la madre Leto era una divinità della natura, figlia di due Titani, e il padre Zeus era re dell’Olimpo.

Uno dei miti più famosi riguarda proprio la sua nascita.

Leto, incinta di Zeus, fu perseguitata dalla moglie di quest’ultimo, Era, che le impediva di trovare un luogo dove partorire.

Ovunque si rivolgesse veniva aggredita, perché tutti temevano le ire della potente e vendicativa Regina dell’Olimpo.

Latona e i suoi figli- scultura di Rinehart
Latona e i suoi figli- scultura di Rinehart

Leto vagò per il mondo finché non arrivò all’isola di Delo, dove fu accolta dai suoi abitanti.

Lì diede alla luce prima Artemide e poi Apollo; la figlia appena nata sostenne Leto nel travaglio del Dio del sole che tardava a venire alla luce.

Per nove giorni e nove notti, Leto soffrì dolori atroci a causa degli sforzi vendicativi di Era.

Artemide, fu la levatrice di sua madre, divenendo così  protettrice delle partorienti e delle neonate.

Le donne si rivolgevano a lei come soccorritrice del dolore, lei che dal dolore non venne mai sfiorata.

Il rapporto con il Padre

Quando Artemide compì tre anni, Leto la portò sull’Olimpo per mostrarla a Zeus  e alla sua parentela.

Zeus rimase affascinato.

Callimaco scrive che il Re degli dei disse: ” Quando le dee mi portano figlie come questa, la collera della gelosa Era mi turba assai poco. Figlia mia avrai tutto ciò che desideri.

Artemide chiese arco e frecce, una muta di cani con cui andare a caccia e ninfe che l’accompagnassero; tutte cose che il padre concesse.

La dea si recò, quindi, nei boschi a scegliere le ninfe più belle e dai Ciclopi affinché forgiassero le sue armi con l’argento.

Infine, con l’arco in mano andò dal dio Pan (mitologema riscontrabile anche nella carta del Diavolo dei Tarocchi) e gli chiese alcuni dei suoi migliori cani da caccia.

Poiché la notte stava scendendo, ansiosa di provare i doni, andò a caccia sul fiume con delle torce.

Le leggende su Artemide

Nei miti che la riguardano, Artemide agiva in maniera rapida e decisa, sia per portare protezione e soccorso a chi si rivolgeva a a lei sia nel punire chi la offendeva.

Un giorno sua madre Leto era in viaggio per andare a Delfi a trovare Apollo, quando un gigante Tizio cercò di violentarla.

Artemide corse in suo aiuto, puntò arco e frecce e con mira infallibile lo uccise.

Un’altra volta l’arrogante Niobe fece l’errore di insultare Leto, vantandosi di avere bellissimi figli e figlie, mentre lei ne aveva solo due.

Leto chiamò on suo soccorso Apollo e Artemide che la vendicarono uccidendo  rispettivamente i 6 figli e le 6 figlie di Niobe.

Il rapporto con le altre donne

La fonte Aretusa a Siracusa
La fonte Aretusa a Siracusa

Degno di nota è il fatto che Artemide sia venuta ripetutamente in aiuto a sua madre, e accorreva spesso in aiuto di altre donne.

La ninfa Aretusa stava facendo un bagno quando il dio del fiume Alfeo cercò di violentarla.

Udite le sue grida di aiuto, Artemide la avvolse in una nebbia e la trasformò in una fonte.

La spietatezza nelle offese

Con coloro che la offendevano Artemide era spietata.

Attenone

Un mito che lo dimostra è quello sulla punizione che Artemide inflisse ad Atteone, un giovane cacciatore che la vide casualmente nuda mentre faceva il bagno in una fonte.

Offesa dalla sua intrusione, la dea lo trasformò in un cervo e lo fece sbranare dai suoi stessi cani.

Callisto

Callisto, compagna di caccia di Artemide e a lei consacrata, fu sedotta da Zeus.

Quando la dea scoprì che Callisto era incinta, la cacciò dal suo seguito e la trasformò in un’orsa.

Più tardi, Zeus salvò Callisto e il suo figlio Arcade portandoli in cielo come le costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore.

Orione

Artemide uccise un altro cacciatore, Orione, da lei amato: una morte non voluta da lei, ma provocata da Apollo, che si sentiva offeso da quell’amore.

Un giorno Apollo vide Orione nuotare al largo in mare.

Rivoltosi alla sorella, le indicò un oggetto scuro nell’acqua, e le disse che non sarebbe riuscita a colpirlo.

Provocata dalla sfida, non sapendo che quell’oggetto era la testa dell’uomo che amava, Artemide scoccò la freccia che lo uccise.

Addolorata, Artemide pose Orione tra le stelle, e gli diede uno dei suoi cani, Sirio, la stella principale della costellazione del Cane, affinché lo accompagnasse nei cieli.

Così, il solo uomo da lei amato fu vittima della sua natura competitiva.

La Lunarità

Amante della caccia notturna, divenne dea della Luna in compagnia di Selene e Ecate. 

Era venerata in molti santuari ( il più famoso era quello di Efeso, una delle sette meraviglie del mondo antico), e formava con le altre due la trinità Lunare: Selene aveva potere in cielo, Artemide in terra e Ecate nelle profondità del mondo sotterraneo.

L’Archetipo di Artemide nella donna

Artemide è la personificazione dello spirito femminile della indipedenza: l’archetipo che rappresenta consente alla donna di cercare le proprie mete in un ambito di sua scelta.

La dea non venne mai rapita o violentata come invece accadde a molte delle dee vulnerabili.

Ella rappresenta il senso di integrità, di completezza, di un atteggiamento “so badare a me stessa” che le permette di funzionare da sola, fiduciosa di sé.

Una donna Artemide si senta intera anche senza una uomo e persegue le cose che l’appassionano, senza sentire il bisogno dell’approvazione maschile.

Tesa alla meta

L’Archetipo di Artemide dà alla donna la capacità innata di concentrarsi su qualsiasi cosa lei consideri importante, senza lasciarsi distrarre nel suo cammino, nè dai desideri nè dalla competitività altrui.

La polarizzazione sulla meta, la perseveranza nonostante gli ostacoli, l’inafferrabilità della preda, sono qualità Artemide che portano al conseguimento della realizzazione.

La Sorellanza

Artemide ha il senso della solidarietà con le altre donne, con cui intreccia rapporti di sorellanza.

Per una donna con questo archetipo prevalente l’amicizia è importante.  La donna Artemide tesse facilmente alleanze femminili.

Spesso troviamo donne Artemide impegnate nelle associazione di auto-protezione, nelle politiche di parità di genere,  in sodalizi che promuovono il benessere della donna, oppure le vediamo legata in rapporti di guida con le più giovani.

Le ninfe compagne della dea, del resto, non erano vincolate dalla dimensione domestica, quanto piuttosto dai modi di essere o dalle idee.

Erano un gruppo di sorelle di cui Artemide era la  maggiore.

Le donne Artemide sono attraenti, con un proprio potere e una propria indipendenza.

Si sentono alla pari con gli uomini con cui sono state in competizione, percependo il ruolo stereotipato che si pretende da loro come innaturale.

L’unità con la natura

L’archetipo di Artemide sovraintende, anche, l’unità della donna con la natura, quella affinità e gioia che si avverte quando si va in campeggio, si cammina sulla sabbia o si passeggia tra i boschi.

Anche la visione lunare dei paesaggi in cui i contorni si fanno indistinti, misteriosi, sono un segno del riconoscimento della affinità che il cosmo ha con la parte Artemide di noi.

La competitività

Una certa dose di competitività caratterizza le donne Artemide, in particolare nel periodo della giovinezza e della prima maturità.

Un’Artemide ha coraggio, perseveranza, volontà di vincere.

In adolescenza è una ragazza con un sottofondo di indipendenza e una tendenza all’esplorazione, che si avventura nei boschi e non si mette limiti.

Spesso è meno conformista delle coetanee e non è disposta ai compromessi  perché meno motivata dal desiderio di piacere agli altri e, in genere, perché sa ciò che vuole.

E’ estremamente probabile  ami lo sport e l’efficienza fisica.

Molte grandi atlete sono donne Artemide.

Il Lavoro come valore soggettivo

La donna Artemide mette un grande impegno nel lavoro che per lei ha un valore soggettivo.

Si sente spronata dalla competizione e non si scoraggia facilmente difronte alle difficoltà.

Ciò che ha influenzato la sua scelta professionale è un ideale: ha iniziato a vendere un prodotto in cui credeva o che le ha permesso di fare ciò che desiderava, oppure si è impegnata in campo creativo con una sua visione personale, o ancora ha sposato cause che avessero relazione con i suoi valori.

Molti interessi delle donne Artemide possono non avere valore commerciale, ma riferirsi alla dimensione personale.

Inoltre, troviamo spesso donne Artemide impegnate in ambiti considerati socialmente di preferenza maschile.

Il rapporto con gli uomini

La dea Artemide ha un fratello gemello Apollo, che per molti aspetti è la sua controparte maschile.

Questa coppia gemellare è un modello che si incontra spesso nelle relazioni che le donne Artemide stabiliscono con gli uomini: siano essi colleghi, amici, partner.

Spesso è, infatti, attratta da personalità in cui è presente una attività artistica e creativa oppure terapeutica.

Altrettanto spesso, condivide col partner la passione per attività all’aria aperta (se non riesce a condividere questo aspetto è come se sentisse la mancanza di qualcosa di essenziale nel rapporto)

Sta alla pari dal punto di vista intellettuale ed ha interessi condivisi.

E’ insensibile al fascino dei dominatori, nè è interessata ai rapporti madre-figlio.

Quando la troviamo impegnata in rapporti meno complementari, questi, ricapitolano i conflitti infantili padre-figlia, oppure, può accadere, come per il mito di Orione, sia attratta da un uomo forte, senza riuscire a tenere fuori dal rapporto l’elemento competitivo.

Gli uomini attratti da un’Artemide sono spesso affascinati da un’affinità spirituale, dal trovare una donna che sentono “alla pari” con loro, o infine, dalla sua schiettezza e indipendenza.

Artemide può attrarre anche uomini che vogliono sentirsi protetti da lei.

Sessualità e matrimonio

Una donna Artemide vive l’esperienza sessuale come espressione della sua tendenza ad esplorare e tentare nuove avventure.

Assomiglia, un po’ a quella dell’uomo orientato al lavoro, per entrambi i rapporti personali vengono al secondo posto.

L’impegno dedicato alla carriera o a un progetto creativo è prioritario.

Evita i rapporti in cui è limitata o dominata da compagni/e di tipo genitoriale o in cui si pretenda che sia lei a fare da genitore.

Per un’Artemide, poi, sistemarsi non presenta grandi attrattive e l’idea del matrimonio rimane spesso lontana fino alla maturità.

Tendenzialmente preferisce convivere e se decide diversamente l‘unione deve, comunque,  poggiarsi su basi egualitarie.

Maternità

La donna Artemide, non sente di realizzarsi attraverso la gravidanza, ma quando ha figli suoi è una buona madre, come l’orsa.

E’ una madre di tipo “maschile” nel senso che favorisce l’indipendenza e insegna al piccolo come badare a se stesso, ma che,  può diventare feroce nella necessità di difenderlo.

E’ un archetipo che si sente a suo agio anche senza figli propri.

Non guarda mai con nostalgia al passato pensando a quando i bimbi erano piccoli e dipendenti. Al contrario, apprezza la loro capacità di autonomia.

I guai cominciano quando una donna Artemide ha un figlio più dipendente o passivo.

Cercare di stimolare l’indipendenza troppo presto, per questi bambini, può peggiorare le cose, perché aumenta il loro attaccamento.

Il bambino, infatti, può sentirsi rifiutato e giudicarsi mai abbastanza nel corrispondere alle aspettative materne.

Le età psicologiche 

Artemide fin da bambina

Le qualità Artemide si manifestano abbastanza presto.

In genere la bambina Artemide ha una attenzione concentrata sugli oggetti nuovi ed è attiva piuttosto che passiva.

Spesso si lascia assorbire completamente dai compiti che l’appassionano; è ostinata, attenta alle promesse, e desiderosa di esplorare nuovi territori.

Ha la tendenza a vivere sentimenti forti, in relazione ai principi che sostiene e si lancia spesso a difendere i più piccoli e i più deboli.

Rispetto ai figli maschi accetta difficilmente le disuguaglianze di genere che i genitori possono mettere in atto durante la giovinezza.

Il rapporto coi genitori

La donna Artemide che percorre con sicurezza la sua strada, che si accetta come persona, che è felice di essere donna spesso ha avuto per genitori l’equivalente di una Leto che l’ha amata e di uno Zeus che l’ha approvata, aiutandola a mettere in atto il suo potenziale.

Per un’Artemide l’approvazione paterna è molto importante.

Anche una famiglia non convenzionale nei ruoli, in cui i genitori si dividono alla pari la cura dei figli e le faccende domestiche, consente ad Artemide di introiettare un modello che le concede di valorizzare le proprie qualità archetipiche senza pensare che siano incompatibili con la maternità o con il rapporto di coppia.

Il rifiuto genitoriale dell’Archetipo

I problemi nascono quando i genitori criticano o rifiutano la figlia Artemide perché non è quella che si aspettavano.

La madre desiderava un figlia tenera che la seguisse passo passo e si ritrova una bambina attiva e indipendente, genere “non mettermi i bastoni tra le ruote”.

Se i maschi ottengono un permesso e lei no perché è una ragazza, lancerà grida di protesta.

Opposizione Paterna

Opposizione e disapprovazione possono compromettere in lei l’autostima e la fiducia in se stessa, soprattutto se il padre, che lei ammira, la critica perché non si comporta da signorina o ne disprezza idee, qualità, aspirazioni.

Il risultato è una donna che vive un conflitto rispetto alle proprie capacità e spesso si auto danneggia.

I dubbi che nutre su di sé sono i suoi peggiori nemici.

Benché a livello superficiale si sia contrapposta con successo al potere di un padre che intendeva limitarla, ha incorporato l’atteggiamento critico di lui.

Nel profondo lotta con sentimenti di inadeguatezza, esita quado le vengono offerte nuove opportunità, realizza meno di quanto sia in grado di fare, e anche quando ha  successo, si sente inadeguata.

Opposizione materna

Alcune madri di figlie Artemide rifiutano e criticano anche il fatto che queste perseguano mete cui esse non danno alcun valore.

Le figlie in genere non si lasciano dissuadere, ma questa disapprovazione è comunque corrosiva (anche se non tanto quella paterna, in ragione della maggiore autorità che questa figura tradizionalmente detiene).

Artemide e una madre che considera debole

Un’altra difficoltà può nascere quando la figlia Artemide incontra una madre che considera passiva e debole, perché depressa o vittima dell’alcol, di un matrimonio infelice, o immatura…

“La madre ero io” è la frase che senti dire alle Antemidi che vivono questi rapporti, provando tristezza di non aver avuto madri “abbastanza forti” da  cambiare la loro vita.

Mentre la dea mitologica riusciva sempre ad aiutare Leto, gli sforzi delle Antemidi moderne spesso non hanno successo.

La svalutazione e la mancanza di rispetto per la debolezza della madre rafforza le qualità dell’archetipo a volte inflazionandolo: decisa a non somigliare alla mamma, una Artemide può reprimere i sentimenti di dipendenza e evitare di esprimere le proprie vulnerabilità, giurando a se stessa di non legarsi.

Rifiutando l’identificazione con la madre, in genere rifiuta tutto quanto viene considerato femminile: tenerezza, ricettività, desiderio del matrimonio, maternità… è affitta da sentimenti di inadeguatezza che questa volta riguardano l’ambito del femminile.

Crisi di mezza età

Se la donna Artemide non ha tratti di altre dee, durante l’età matura può trovarsi in piena crisi.

Artemide è, infatti, un modello tipico della donna giovane che persegue le mete che ha scelto.

Nella mezza età sono poche le terre selvagge da esplorare ancora.

Ma questo tempo può anche sfociare in una maggiore riflessione.

Le fantasie e i sogni di un’Artemide in menopausa possono stimolare un viaggio interiore durante il quale affronta i fantasmi del passato.

Con l’aiuto della sorella lunare Ecate, può scendere in profondità e avventurarsi nel regno della psiche.

Artemide e la vecchiaia

Non è insolito che la donna Artemide mantenga le caratteristiche dell’archetipo fino alla vecchiaia.

Il suo attivismo non viene mai meno.

Conserva un’affinità coi giovani e una capacità di pensare da giovane che la preservano dal sentirsi una donna di mezza età o un’anziana.

Difficoltà psicologiche

Disprezzo per la vulnerabilità

Una donna che si identifichi totalmente con Artemide può interessarsi a un uomo finché non è presente l’elemento dell’inseguimento, ma se egli si fa emotivamente vicino, l’interesse per la caccia svanisce.

Se costui manifesta debolezza di aver bisogno di lei, il suo interesse per lui cessa e può subentrare il disprezzo.

Come risultato può capitare che la donna Artemide viva una serie di rapporti che vanno bene solo finché lui si mantiene a distanza.

Dal punto di vista dell’uomo è una sorta di sirena: metà di lei è una bella donna, l’altra metà è una creatura fredda.

Una donna Artemide può essere ben crudele nel momento in cui un uomo che la ama non le interessa più.

Rabbia distruttiva

La dea Artemide ha un aspetto distruttivo simboleggiato dal mito del cinghiale calidonio, un feroce animale a lei sacro, con zanne affilate e dalla furia devastatrice.

La donna Artemide, infatti, si adira quando si sente svalutata o le persone non rispettano qualcosa cui lei attribuisce valore.

Questo archetipo deve, dunque, confrontarsi direttamente con la sua distruttività. Deve vederla come un aspetto di sé da fermare prima che la consumi o distrugga i suoi rapporti.

Inaccessibilità

Artemide fu anche definita come la “fredda Artemide”.

La distanza emotiva è una caratteristica di questo archetipo, così polarizzato e concentrato sui propri obbiettivi, da non notare i sentimenti di chi le sta accanto.

Per poter cambiare, una donna Artemide deve raggiungere una consapevolezza cosciente, tenendo conto di ciò che dicono e sentono gli altri.

Artemide era una dea del tipo : “ora ci sono, ora non ci sono più” che poteva svanire letteralmente nella foresta.

Un sincero desiderio di rimanere accessibile è importante per la donna Artemide.

Spietatezza

Artemide fu spesso spietata, una dea con un grande senso dell’oltraggio per i torti che vengono commessi, di lealtà verso gli altri, di forza nell’esprime il proprio punto di vista.

La spietatezza spesso appare quando la donna Artemide giudica le azioni altrui in termini di bianco e nero, senza sfumature.

Occorre, dunque che sviluppi empatia.

Integrando anche la propria vulnerabilità, può rendersi conto che le persone sono più complesse di quanto lei non pensi.

Il mito di Atalanta come crescita psicologica

Atalanta è un’altra figura Artemide della mitologia greca, nota per la sua velocità e la sua abilità nella caccia.

Era la figlia di Iasone e Ippomene, re di Arcadia, che desideravano un figlio maschio.

Per questo motivo, abbandonarono la neonata sul monte Partenio, dove fu allattata da una orsa e cresciuta da dei cacciatori.

Atalanta divenne una cacciatrice esperta e si dedicò alla vita selvaggia.

Un cacciatore di nome Melagro fu suo compagno ma questi morì tra le sue braccia partecipando insieme a lei alla caccia al cinghiale calidonio.

Atalanta fu l’unica a ferire la bestia.

Ella lasciò, allora, la montagna per affrontare il padre e essere riconosciuta come erede al trono.

Molti pretendenti si innamoravano di lei, ma Atalanta li rifiutava tutti sdegnosamente.

Quando venne chiesto a gran voce che scegliesse uno di loro, Atlanta rispose che avrebbe sposato colui che l’avesse battuta a una gara di corsa.

Se il pretendente avesse perso, avrebbe perso anche la vita.

Nessuno riusciva a batterla, finché non si presentò Ippomene, un giovane goffo principe che, amandola veramente, ottenne l’aiuto di Afrodite.

Le tre mele

La dea gli diede tre mele d’oro, che Ippomene gettò lungo il percorso per distrarre Atalanta.

mela-d'oro1. la prima mela. La consapevolezza del tempo che passa. La prima mela gettata da Ippomene che Atalanta si affretta a raccogliere distorce il suo volto, portando la scritta Così sarò da vecchia . 

Molte donne Afrodite non hanno la nozione del tempo che passa, giungendo a un ragionamento solo nella mezza età.

Allora si rendono conto di non essere depositarie dell’eterna giovinezza e riflettono sul corso della loro vita e dove le sta portando.

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2. la seconda mela. L’importanza dell’amore. Quando si affretta a raccogliere il secondo frutto, Atalanta ha un ricordo di Melagro.

Afrodite suscita in lei il desiderio di intimità, che, quando si combina con la coscienza del tempo, distrae Artemide con un senso nuovo di ricettività.

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3. la terza mela. L’istinto di procreazione e di creatività.  Atalanta, quando il traguardo è bene in vista, sta per superare Ippomene. Egli, dunque,  fa cadere la terza mela. Atalanta esita: vincere o raccogliere la mela e perdere. Decide di raccogliere la mela proprio nel momento in cui Ippomene taglia il traguardo, ottenendola così in moglie.

Molte donne Afrodite, impegnate a realizzare uno scopo, dopo la trentina, vengono placate dall’istinto procreativo di Afrodite aiutata da Demetra.

Tuttavia, la terza mela d’oro può rappresentare qualcosa di diverso dalla creatività biologica.

La capacità di generare può vedersi indirizzata a trasformare l’esperienza in una qualsiasi forma di espressione personale.

Con la conoscenza di Afrodite, la donna Artemide guarisce se stessa da ogni forma di unilateralità, facendo posto alla possibilità di realizzare una completezza, capendo di avere bisogno tanto dell’indipendenza quanto dell’intimità.

Una volta conosciuto l’amore come Atalanta, vivrà momenti in cui sarà costretta a decidere che cosa sia per lei più importante.

NB. Se ti interessa conoscere anche la visione moderna, Junghiana e psicologica dei Tarocchi ti propongo il mio studio: La Psicologia dei Tarocchi. Libro e Arcani

La psicologia dei Tarocchi Libro e carte

About the author

Laura Valli

Laura Valli, è affascinata dalla ricerca psico-simbolica fin dai tempi del liceo classico, ha scritto due libri traducendo le immagini dei tarocchi in archetipi junghiani. Il suo intento iniziale era sottrarre queste figure alla dimensione mantica, ma la ricerca l’ha portata a scoprire molto di più: se gli Arcani Maggiori ripercorrono il 'viaggio dell’eroe' secondo i canoni della psicologia archetipica, i Minori si sono rivelati veri e propri ritmi del Sé e sfaccettature della personalità.

In questa visione, il mazzo di tarocchi si trasforma in un raffinato strumento di auto-aiuto. Oggi Laura mette questa ricerca a disposizione degli altri attraverso corsi di formazione specialistici e sessioni di counseling individuale, offrendo percorsi in cui il simbolo diventa una chiave per la comprensione profonda della propria identità.

Oggi svolge professione di counseling ad indirizzo analitico transazionale, è formatore qualificato ASPIN, e ricercatrice e saggista per Anima Edizioni.

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By Laura Valli

Sull’autore

Laura Valli, è affascinata dalla ricerca psico-simbolica fin dai tempi del liceo classico, ha scritto due libri traducendo le immagini dei tarocchi in archetipi junghiani. Il suo intento iniziale era sottrarre queste figure alla dimensione mantica, ma la ricerca l’ha portata a scoprire molto di più: se gli Arcani Maggiori ripercorrono il 'viaggio dell’eroe' secondo i canoni della psicologia archetipica, i Minori si sono rivelati veri e propri ritmi del Sé e sfaccettature della personalità.

In questa visione, il mazzo di tarocchi si trasforma in un raffinato strumento di auto-aiuto. Oggi Laura mette questa ricerca a disposizione degli altri attraverso corsi di formazione specialistici e sessioni di counseling individuale, offrendo percorsi in cui il simbolo diventa una chiave per la comprensione profonda della propria identità.

Oggi svolge professione di counseling ad indirizzo analitico transazionale, è formatore qualificato ASPIN, e ricercatrice e saggista per Anima Edizioni.

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