Le storie simboliche e mitologiche hanno mostrato per molto tempo ombre di archetipi che hanno influenzato la psicologia maschile.
I miti vivono ancora attraverso di noi, ed è possibile farne facilmente un parallelismo con alcune dinamiche psicologiche ancora presenti nei rapporti padri-figli.
Indice dei contenuti
La mitologia dei Padri-cielo
Ripercorriamo brevemente la Teogonia prima di farne un’analisi.
Urano e Gea: I Primordi
Urano (il Cielo) e Gea (la Terra) sono due delle prime divinità primordiali nel mito greco. Gea, la personificazione della Terra, dà vita a Urano per avere un compagno, e insieme generano numerosi figli: i Titani, i Ciclopi e gli Ecatonchiri (giganti con cento braccia e cinquanta teste).
Tuttavia, Urano temeva i suoi figli e li rinchiuse nel Tartaro, il più profondo abisso sotterraneo, per impedirgli di minacciare il suo potere. Gea, addolorata e furiosa per il trattamento dei suoi figli, ideò un piano per liberarli e chiese ai Titani di ribellarsi contro il loro padre. L’unico figlio che accettò fu Crono, il più giovane e ambizioso dei Titani.
Crono e l’Ascesa dei Titani

Crono libera alcuni dei suoi fratelli e diventa il signore dell’universo, instaurando un’epoca chiamata “l’Età dell’Oro”.
Tuttavia, Crono aveva appreso una profezia: uno dei suoi figli lo avrebbe detronizzato, esattamente come lui aveva fatto con Urano. Per questo, iniziò a divorare i suoi figli appena nascevano, inghiottendoli uno dopo l’altro.
Zeus e la Ribellione contro Crono
Rea, la sorella e moglie di Crono, disperata per la perdita dei suoi figli, escogitò un piano.
Quando nacque il suo ultimo figlio, Zeus, lo nascose sull’isola di Creta e diede a Crono una pietra avvolta in fasce, facendogli credere che fosse il neonato.
Zeus fu allevato in segreto e, una volta cresciuto, decise di vendicare i suoi fratelli.
Con l’aiuto della dea Meti, Zeus riuscì a far bere a Crono una pozione che lo costrinse a vomitare tutti i suoi figli, ancora vivi.
Tra questi c’erano i fratelli di Zeus: Poseidone, Ade, Era, Demetra e Estia. Questi dei, liberati, si allearono con Zeus per combattere Crono e i Titani.
La Titanomachia: La Battaglia tra Dei e Titani
Iniziò così una grande guerra, chiamata Titanomachia, tra i Titani, guidati da Crono, e gli dei, guidati da Zeus. La battaglia durò dieci anni, con i Titani che si scontrarono violentemente contro gli dei olimpici. Alla fine, grazie all’aiuto degli alleati di Zeus, come i Ciclopi (che fornirono le armi divine a Zeus, Poseidone e Ade) e gli Ecatonchiri, gli dei olimpici riuscirono a prevalere.
Dopo la vittoria, Zeus e i suoi fratelli condannarono i Titani sconfitti al Tartaro, una prigione eterna nelle profondità della Terra.
L’Era di Zeus e la profezia di Meti
Dopo la Titanomachia, Zeus divise il dominio dell’universo tra sé e i suoi fratelli: Zeus prese il cielo, Poseidone i mari e Ade il mondo sotterraneo. La Terra fu lasciata a disposizione comune, mentre l’Olimpo divenne la dimora degli dei.
Non molto tempo dopo, però, Zeus ricevette una profezia simile a quella che aveva tormentato suo padre Crono: i figli di Meti, sua prima sposa, sarebbero stati potenti e, in particolare, il secondo figlio avrebbe detronizzato Zeus stesso. Per prevenire questa possibilità , Zeus escogitò un piano per impedire a Meti di concepire ulteriori figli.
Secondo il mito, Zeus convinse Meti a trasformarsi in una goccia d’acqua (o in un insetto, secondo altre versioni) e, una volta trasformata, la ingoiò. In questo modo, Meti fu assimilata da Zeus, diventando parte della sua essenza e conferendogli la saggezza e l’astuzia necessarie per governare. Tuttavia, Meti era già incinta della loro prima figlia.
In seguito, Zeus cominciò a soffrire di terribili mal di testa. Per alleviare il dolore, chiamò il dio fabbro Efesto e gli chiese di colpire la sua testa con un’ascia. Con un colpo poderoso, Efesto aprì la testa di Zeus, e da questa ferita uscì Atena, già adulta, armata di elmo, scudo e lancia che divenne così la dea della saggezza, della guerra strategica e delle arti, ereditando l’intelligenza della madre Meti.
I Padri Cielo: metafora psicologica
Nella mitologia gli dei padri hanno caratteristiche simili: sono potenti e dominatori, maschi autoritari che governano dall’alto e da lontano.
La supremazia viene conquistata sconfiggendo i rivali. Gelosi delle loro prerogative, temono che il loro destino sia quello di essere spodestati da un figlio.
Seppellendo i figli Urano cercò di sopprimere la loro potenzialità impedendogli di crescere.
Inghiottendoli, Crono cercò di renderli parti di se stesso.
E’ una metafora di come un padre può impedire ai figli di crescere perché non mettano in discussione la sua posizione e diventino più grandi di lui.
Li tiene nell’ombra, riluttante ad esporli all’influenza di altri per timore che apprendano valori che possano allargare i propri confini.
Se un figlio non è in grado di pensare in maniera indipendente non costituirà mai una minaccia.
L’influenza di madri deboli
Tutti gli Dei dell’Olimpo ebbero madri deboli e mogli che dominarono.
Il rapporto non era paritario, e le figure femminili greche sono incapaci di proteggere i figli. Così i figli si sentono traditi.
La madre che li ha messi al mondo è la prima esperienza che che il neonato fa del mondo. Il fatto che più tardi non sia in grado di proteggerlo, lo abbandoni o metta al primo posto qualcun altro è un tradimento che il figlio a sua volta metterà in atto contro di lei o contro qualsiasi donna da cui dipenda affettivamente.
Potrà capitare che da adulto trasferisca su altre donne la rabbia che impotente da bambino ha provato per la madre.
A complicare le cose può capitare che quando le donne vivono oppresse da uomini potenti, trasferiscano sui figli maschi il proprio risentimento attraverso forme di violenza diretta, rifiuto o attraverso il sarcasmo dal sapore umiliante.
Lo stesso trattamento può avvenire anche dalle sorelle che sentono disparità .
Questa razione a catena aiuta a spiegare alcune forme di ostilità che certi uomini hanno con l’universo femminile.
La casa come regno
Sebbene la cultura sia molto cambiata, il modello in cui ogni uomo governa la famiglia con l’autorità di un sovrano è stato storicamente presente.
Per un Padre cielo, fondatore di una dinastia, è interesse primario forgiare i figli per prepararli ad occupare il posto che spetta loro nel mondo. In questi casi, essi vivranno per soddisfare le ambizioni del padre piuttosto che per scoprire cosa desiderano per sé.
Il carattere fagocitante di questo archetipo patriarcale è particolarmente forte quando le tendenze dei figli non corrispondono a ciò che il padre si aspetta.
Distacco e competizione
Che i padri trattino i figli senza spirito paterno e li considerino rivali, può capitare nella vita. Molti uomini si sono sentiti orfani quando i loro padri sono stati freddi, li hanno rifiutati e criticati o si sono mostrati competitivi.
Allo stesso modo capita di ascoltare padri che hanno intenzione di stare vicini ai figli eppure non riescono a sentirsi a volte investiti di una carica di ostilità .
Il distacco tra padri e figli inizia con il risentimento contro il figlio come rivale, oppure con la percezione di quel risentimento.
Ciò può avvenire anche prima della nascita del figlio.
La gravidanza della partner, infatti, può attivare sentimenti che risalgono all’infanzia.
Per tenere a bada la depressioni e i sentimenti di impotenza può anche succedere che l’uomo si conceda una breve avventura extraconiugale.
Vedere la moglie in cinta può riattivare il ricordo della madre in cinta e il ricordo di quanto la nascita di un fratello sia stato per lui dolorosa.
E’, inoltre, un periodo in cui come marito diventa meno centrale nella vita della propria partner. Lei si ritira maggiormente in se stessa ed è meno attenta a lui, a volte può perdere temporaneamente interesse per il sesso causando un po’ di frustrazione.
Come futuro padre, qualunque sentimento poco accettabile deve però essere rimosso.
La responsabilità di una famiglia tuttavia a volte spaventa e mette in discussione un uomo specialmente quando sente che la sua virilità viene messa alla prova, in senso di adeguatezza del suo agire.
Spesso, inoltre, avere un figlio fa scaturire una sensazione di sentirsi in trappola. Così mentre tutti si congratulano con la moglie, non è escluso che il marito provi paura e risentimento.
In generale nella cultura occidentale, neonati e padri non hanno molte occasioni per creare tra loro un legame.
A livello meno cosciente gli uomini posso provare una rabbia verso l’intruso, la sensazione di essere abbandonati per il bambino. oppure senso di inferiorità .
Così quando padre e figlio giocano insieme, farà di tutto per vincerlo, o lo bersaglierà con la disciplina coprendo di ridicolo.
Spesso accade che un figlio abbia un padre Cielo distante, non aggressivo , ma affettivamente e fisicamente assente,. In questo caso egli desidera allora l’attenzione e l’approvazione del padre distante.
Come nella mitologia, un giorno o l’altro, a meno che non venga inghiottito in qualche modo, il figlio si troverà nella condizione di sfidare il potere del padre.
Finché il figliò spera che il padre si accorgerà veramente di lui e lo riconoscerà come suo, i sentimenti dominanti saranno il desiderio appassionato e la tristezza.
La rabbia viene dopo che ha rinunciato alle aspettative di essere riconosciuto.
La rabbia può nascere anche dalla delusione, se questo padre lontano si dimostra indegno dell’idealizzazione.
Quando il figlio si rende conto di essere importante solo come proiezione dell’orgoglio paterno, l’ostilità che nasce in lui può diventare anche palese.
In una cultura ancora molto patriarcale, il semplice fatto che è nato un maschio è la prova della sua virilità e realizza il bisogno del padre di avere un figlio. Poi viene il bisogno che il figlio si dimostri all’altezza delle aspettative paterne.
Si può trovare un parallelismo psicologico anche nelle storie di sacrifici biblici.
Gli uomini di successo spesso sacrificano al lavoro e al loro ruolo la possibilità di intimità coi figli, ostili all’innocenza, premiano la loro capacità di obbedire all’autorità e ai doveri.
Tale scala di valori fa in modo che le reazioni di rabbia a ciò che giudicano insubordinazione siano giustificate come parte educativa.
Identificazione con l’aggressore
Da un punto di vista psicologico, il problema non è l’autorità che il padre detiene ed esercita: i figli acquistano fiducia e sicurezza quando c’è un’autorità che stabilisce limiti precisi e appropriati.
Ma il bisogno di fermezza del bambino non viene soddisfatto, se facendola passare per autorità , il padre esprime la gelosia per essere stato sostituito negli affetti, o reagisce al bisogno di dimostrare al figlio chi è che comanda.
Da adulto, il figlio potrà vivere il paradosso di identificarsi con l’aggressore, giungendo a rifiutare in se stesso le qualità che provocano l’ira del padre, anche quando non erano qualità negative.
Anche se al figlio può non piacere un padre che lo critica, arriverà ad odiare ancora di più il suo sentirsi vulnerabile.
Così può capitare di vivere climi culturali in cui mostrare la compassione per la vittima può essere pericoloso e se qualcuno lo fa rischia di non venire più accettato.
La tentazione di identificarsi con gli aggressori e unirsi a loro può tuttavia esercitare un fascino molto grande.
Fanno parte del sistema di identificazione con l’aggressore anche i fenomeni di violenza e iniziazioni delle matricole da parte di gruppi.
Ciò non significa naturalmente che il maschile sia incapace di amicizia, anzi, vi sono storie di relazioni profonde e comunanza, in cui gruppi si identificano gli uni con gli altri, in genere uniti nel frangente che li accomuna.
Questo articolo si limita a sottolineare parallelismi tra storie mitologiche e situazioni di psicologia collettiva.
Ognuno di noi è in grado di rimanere leale a se stesso e scegliere ciò che veramente conta per lui.
Sapere quali sono gli archetipi più importanti ci dice qualcosa della nostra natura più profonda e ci aiuta a tenere duro nella vita.
Zeus, Poseidone e Ade
Zeus, Poseidone e Ade furono la prima generazione di divinità maschili e rappresentano tre aspetti dell’archetipo paterno.
Zeus regnava su tutto e gli attributi che lo caratterizzano sono quelli dei padri forti, dei sovrani, dei presidenti di grandi aziende.
Poseidone ed Ade oltre ad essere due modelli distinti sono anche aspetti ombra di Zeus, quelle parti dell’archetipo paterno che gli uomini reprimono o ignorano.
Paternità biologica e archetipi del padre non sono collegati tra loro: non tutti i padri sono degli Zeus e ogni archetipo maschile vive la paternità a suo modo.
Tuttavia, Zeus è l’archetipo che ha dominato per molto tempo i modelli di molte società .
Come il mondo descritto dalla mitologia, la psiche degli uomini è tata suddivisa in tre regni: il regno mentale cosciente del potere e del pensiero (Zeus); il regno dell’emozione e dell’istinto (Poseidone), represso e meno apprezzato; infine l’oscuro regno dei modelli invisibili e degli archetipi impersonale (Ade) sesso intravisto solo attraverso i sogni.
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