Gli dei greci sono una fonte di ispirazione la cui influenza si estende ancora oggi.
Carl Gustav Jung, ha fornito una chiave per capire perché gli archetipi degli dei sono modelli di comportamento istintivo contenuti nell’inconscio collettivo.
I miti hanno un potere sulla nostra immaginazione che ne siamo consapevoli o no; essi vivono attraverso e dentro di noi.
Questi archetipi sono responsabili delle principali differenze che distinguono gli uomini fra loro, per questa ragione ciò che realizza un uomo può non avere senso per un altro.
L’analista Junghiana Jean S. Bolen, nella sua opera “Gli dei dentro l’uomo” delinea i tratti caratteriali e comportamentali degli Archetipi maschili a partire dalle caratteristiche delle divinità greche.
Imparare a conoscerli può essere di aiuto sia agli uomini che alle donne; ai primi per comprendere ed entrare in contatto con ciò che agisce profondamente nella loro psiche, alle seconde per capire i comportamenti degli uomini importanti della loro vita.
Accade anche che una donna possa riconoscere in sé caratteristiche di divinità maschili, così come un uomo possa invece sentirsi parte di archetipi del femminile.
Questa è la ragione per cui ho sempre ritenuto più corretto trattare l’argomento delle divinità maschili e femminili contemporaneamente.
Il mondo immaginale non è un modo chiuso e rigidamente catalogabile, sebbene, dentro una cultura, il sesso biologico influenzi il riferimento archetipico al proprio sé; per chiunque, dunque, voglia conoscere anche quali sono le dee dentro la donna rimando al post relativo.
Ogni uomo ha dentro di sé più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte.
Indice dei contenuti
Padri e Figli
A partire dai miti primordiali, gli uomini sono spesso chiamati in una società patriarcale ad aderire a modelli.
Il patriarcato plasma il rapporto tra padre e figlio al livello più intimo e personale; al livello più superficiale di costumi, determina gli aspetti e i valori da incoraggiare o premiare e quindi alcuni archetipi sono in una sorta di maggiore approvazione sociale rispetto ad altri.
L’ombra del Padre
I miti stessi, rivelano questi aspetti oscuri dell’ombra del padre:
- Seppellendo i figli, Urano cercò di sopprimerne le potenzialità non consentendo a loro di crescere;
- Inghiottendoli Crono cercò di renderli parte di sé stesso;
Sono metafore di come un padre possa impedire o denigrare la crescita psicologica di un figlio, temendo che questi diventi più grande di lui oppure metta in discussione la sua posizione.
Zeus, infine, ingannò la sua sposa in cinta, facendola diventare minuscola, dopo di che la inghiottì; ne assorbì gli attributi, allo stesso modo in cui il patriarcato assorbì i valori del matriarcato primordiale.
Gli dei Padri
Zeus, Poseidone e Ade furono la prima generazione di divinità maschili dell’Olimpo e rappresentano, dunque, tre aspetti dell’archetipo paterno.
Zeus è il regno cosciente, la volontà e il potere.
Come dio del cielo, egli regnava dall’alto e da lontano, potendo godere di una buona visuale ed è per questo che ogni uomo si ispira a lui quando aspira ad una posizione di potere.
Come archetipo, predispone l’uomo a “creare un territorio” o a formare una famiglia, proprio perché la cosa che più desidera in assoluto è raggiungere l’autorità .
In un certo senso, Zeus è una archetipo dominante del maschio Alfa di cui Poseidone e Ade sono aspetti nascosti.
Poseidone rappresenta, infatti, il regno dell’emozione e dell’istinto; represso, meno apprezzato, questo Dio è a volte escluso dalla coscienza.
Noto per il suo cattivo carattere, era un dio distruttivo, provocava tempeste e turbolenze sebbene fosse l’unico in grado di placare il mare che, nelle metafore, è immagine del mondo emotivo.
Ade era il signore del regno sotterraneo.
Considerato un dio oscuro e spaventoso, il Signore dell’Ade era anche molto rispettato perché governava il mondo dei morti.
In analogia con la psiche incarna l’oscuro mondo dei modelli invisibili, degli archetipi impersonali, spesso intravisti solo attraverso i sogni.
Tutti e tre gli Dei provenivano da una famiglia con un padre distante e una madre debole che non aveva saputo difenderli; fortunatamente la psiche umana ha i suoi spazi più ampi a differenza della catalogazione dei modelli archetipici che siamo, per forza di cose, costretti a fare.
Gli dei Figli
La generazione dei figli Olimpici era formata da Apollo, dio del sole, Ermes, il dio messaggero, Ares, dio della guerra, Efesto, dio della fucina, Dioniso, dio dell’estasi.
Non avevano un dominio proprio su cui regnare ma venivano associati a luoghi e situazioni particolari.
I figli erano definiti da ciò che facevano e questo dipendeva dal temperamento e dagli attributi di ciascuno.
I figli Prediletti di Zeus
Apollo e Ermes erano i figli prediletti di Zeus, corrispondono agli archetipi, che nel mondo patriarcale aiutano gli uomini a farsi strada.
Apollo, percorreva il cielo con il suo carro celeste, rappresenta la bellezza e l’armonia. Era il dio della musica, della poesia e delle arti in generale. Come archetipo predispone l’uomo alla creatività , alle nuove idee.
Ermes, poteva tranquillamente andare e venire dalla vetta dell’Olimpo, rappresenta la comunicazione e la conoscenza, ed era noto per la sua astuzia e intelligenza.
Entrambe queste divinità si sentivano a casa propria nel regno della mente e venivano associate alla parola, alle trattative, alla ragione.
I figli rifiutati di Zeus
I figli rifiutati da Zeus erano Ares ed Efesto, al contrario di Apollo e Ermes, non usavano la mente, la parola, ma si esprimevano con l’azione fisica.
Erano, entrambi, mossi dal fare e dalle emozioni.
Ciò che spingeva Ares a combattere erano la rabbia o la lealtà , e spesso usava le sue armi con propositi distruttivi.
Efesto, rifiutato e tradito dalla madre Era, trasfuse i suoi sentimenti nella lavorazione dei metalli divenendo il più abile artigiano dell’Olimpo.
Egli rappresenta il lavoro manuale e la tecnologia.
Entrambi questi dei sono protagonisti di miti in cui vengono ridicolizzati con molti appellativi, uno specchio delle difficoltà in cui possono trovarsi gli uomini che a loro somigliano rispetto all’ideale del di Cielo di cui Zeus è l’archetipo.
Il figlio ambivalente
Dioniso rientra in una categoria tutta sua perché era l’unico dio dell’Olimpo ad avere una madre mortale e il solo che venne accudito dal padre Zeus.
Quando era ancora un feto, infatti, Zeus se lo cucì nella coscia, che gli fece da incubatrice finché non fosse abbastanza grande da poter nascere.
Era l’unico dio che preferiva stare tra le donne e nella sua mitologia le figure più importanti sono donne.
Portò via la madre dal mondo dell’oltretomba, sposò Arianna essendo un marito fedele, rese Zeus un padre sollecito.
Nella mitologia rappresenta l’estasi.
Dioniso era il dio del vino e della festa, così viene, spesso, vissuto in modo ambivalente.
Gli uomini al potere reagiscono alla sua presenza come influsso estraneo cui non bisogna dare spazio; al contrario le donne e l’aspetto femminile degli uomini lo accolgono con piacere.
Gli uomini che gli somigliano scoprono che gli altri reagiscono a loro con sentimenti di ambivalenza, mai con indifferenza.
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